Rudolf Franz Ferdinand Höß, reso comunemente anche come Hoess oppure Höss (Baden-Baden, Germania, 25 novembre 1900 - Polonia, 16 aprile 1947) fu il primo comandante del campo di concentramento di Auschwitz. A lui si devono la rapida costruzione del campo e l'impiego del gas Zyklon B (acido cianidrico) nelle camere a gas per semplificare e velocizzare le uccisioni. Nacque il 25 novembre 1900 a Baden-Baden, nella Foresta Nera, in una rigorosa famiglia cattolica; primogenito, aveva due sorelle. Trasferitisi a Mannheim, divenne volontario alla Croce Rossa e nel 1916, a dispetto della volontà della famiglia che desiderava iniziasse la vita sacerdotale, il giovane Höß partì volontario, all'età di soli 16 anni, con il 21° Reggimento dei Dragoni del Baden subito dopo la morte del padre. Inviato al fronte, Höß combatté in Turchia, Iraq e Palestina dove si dimostrò un soldato molto coraggioso tanto da essere promosso Feldwebel (sergente) - all'età di 17 anni diventando così il più giovane sottufficiale dell'esercito tedesco - e decorato con la Croce di Ferro di 1a e 2a classe. Durante il suo servizio al fronte egli venne ferito due volte. Alla fine della guerra, Höß entrò a far parte dei Freikorps Roßbach combattendo in alta Slesia, nel Mar Baltico e nella regione della Ruhr. A novembre del 1922, si iscrisse al partito nazional-socialista (NSDAP) con la tessera numero 3240. Nel 1923 si trovò condannato a dieci anni di prigione, insieme a Martin Bormann, per l'omicidio del maestro elementare Walther Kadow, accusato dai nazisti di essere una "spia dei bolscevichi" e di essere uno dei traditori di Albert Leo Schlageter. Martin Bormann fu rilasciato dopo appena un anno, mentre Höß fu scarcerato nel 1928, in seguito ad una amnistia generale; Höß, per circa sei mesi, svolse il ruolo di impiegato presso un'organizzazione agricola, si sposò con la giovane Hedwig Hensel, e nel 1929 si iscrisse alla Artamanen-Gesellschaft (Lega degli Artamani, un movimento che si richiamava a ideali di purezza ariana e di ritorno alla vita agreste degli antichi), tra i cui membri figurava Heinrich Himmler, comandante delle SS, che ebbe così modo di conoscere Höß. Il rapporto tra i due sfociò nella proposta che Himmler fece ad Höß di entrare a far parte delle SS, che nell'idea del primo avrebbero rappresentato l'avanguardia ideologica (e gli strenui difensori) del «nuovo ordine» nazionalsocialista. Con l’ascesa al potere del partito nazista, il 20 settembre 1933 Höß fu nominato SS-Anwärter, cadetto delle SS. Ad aprile dell’anno seguente, con il permesso e insistenza dell'SS-Reichsführer Heinrich Himmler, fu accettato come membro delle SS con il grado di SS-Mann (soldato) ottenendo la tessera delle SS n. 193.616. Höß negli anni compresi tra il 1934 e il 1938, in qualità di appartenente alle SS-Totenkopfverbände («Unità testa di morto»), ricoprì diversi incarichi nei campi di concentramento iniziando quella carriera all'interno dell'amministrazione concentrazionaria che non avrebbe più abbandonato fino al termine del conflitto. Nel 1935, Höß prese servizio presso il campo di Dachau, comandato da Theodor Eicke che era stato nominato da Himmler «Ispettore ai campi di concentramento» e che fu una delle figure chiave nella creazione del sistema concentrazionario nazionalsocialista trasformando Dachau in un campo «modello» al quale tutti gli altri lager attinsero idee ed esperienze negli anni successivi. Höß venne presto nominato Blockführer, uomo delle SS che ricopriva il ruolo di comandante di un Block («blocco» o «baracca») di prigionieri e che quindi ne era in diretto e costante contatto. Negli anni successivi egli svolse il ruolo di Rapportführer, responsabile dei rapporti con tutti i Blockführer del campo e diretto sottoposto del Schutzhaftlagerführer. In ragione delle sue precedenti esperienze di reclusione, si distinse nelle sue mansioni - a suo dire a causa dell'approfondita conoscenza della psiche dei prigionieri -, riconosciute poi anche dai suoi superiori che lo reputavano dotato di un innato senso di responsabilità e di una condotta esemplare. Nel contempo Höß apprese alla «scuola di Eicke» le caratteristiche del servizio presso i campi di concentramento: estrema brutalità, disprezzo per i «nemici dello stato», consapevolezza di essere gli unici «soldati che combattono in tempo di pace». Nelle sue memorie, scritte in prigionia nel periodo postbellico, Höß critica apertamente la rozza brutalità di Eicke e dei «suoi» uomini, che divennero in seguito importanti elementi all'interno dell'amministrazione dei lager. In effetti Höß non fu mai particolarmente amato dai suoi vecchi camerati che lo superarono negli anni successivi sulla scala gerarchica e lo stesso «sistema» da lui applicato ad Auschwitz si basò più su di una spietata efficienza unita all'indifferenza che sull'odio viscerale nei confronti dei deportati. Il 1° agosto 1938 Höß fu trasferito in qualità di aiutante presso il campo di Sachsenhausen, su richiesta dello stesso comandante Hermann Baranowski, che aveva specificamente richiesto Höß. Höß trovò a Sachsenhausen un ambiente più congeniale rispetto a Dachau e provò sempre il massimo rispetto per il comandante Baranowski che egli vedeva come «modello del vecchio capo SS e nazionalsocialista, duro ed inflessibilmente rigoroso in tutte le questioni di lavoro». Nell'inverno 1939 Höß fu promosso Schutzhaftlagerführer («Comandante del corpo di custodia protettiva») di Sachsenhausen ma la situazione si deteriorò presto: Baranowski era morto ed il suo successore Hans Loritz non provava particolare simpatia per Höß. Il 4 maggio 1940 Höß fu nominato comandante di un lager che avrebbe dovuto lui stesso provvedere a costruire dopo aver proceduto alla requisizione di una vecchia caserma polacca situata nei pressi della cittadina di Oświęcim, conosciuta allora con il nome tedesco di Auschwitz. Nei progetti delle autorità tedesche il nuovo lager avrebbe dovuto essere un campo di smistamento per prigionieri polacchi destinato a contenere circa 10.000 internati e non era quindi previsto che esso divenisse, come poi accadde, il più grande centro di sterminio del regime nazionalsocialista. Höß si mise immediatamente all'opera per essere pronto quanto prima a ricevere i numerosi deportati previsti, utilizzando i primi deportati (che giunsero al campo il 20 maggio 1940, provenienti da Sachsenhausen) per i lavori di sistemazione dell'area e di riparazione delle caserme che erano state danneggiate nel corso dei combattimenti seguiti all'invasione tedesca della Polonia. Nelle sue memorie Höß ricorda le difficoltà incontrate, l'incompetenza dei suoi subordinati e dei prigionieri assegnatigli, la scarsa collaborazione delle autorità superiori nel risolvere i suoi problemi quotidiani e le pressanti richieste che gli erano rivolte di rendere il campo operativo quanto prima. Tutto ciò fornisce risalto alle qualità di Höß, che certamente voleva essere ricordato come un soldato e non come un brutale assassino: efficienza di comando, furbizia nel risolvere le situazioni di stallo con i comandi superiori, spiccato senso del dovere che lo portò a lavorare con orari impossibili e a trascurare la famiglia. Il 1° marzo 1941 Himmler effettuò il primo sopralluogo ad Auschwitz complimentandosi con Höß per il lavoro fin allora svolto ma esponendo nel contempo nuovi e grandiosi progetti per Auschwitz. Il campo avrebbe dovuto essere ampliato fino a poter accogliere 30.000 prigionieri e nel contempo si sarebbe dovuto creare un nuovo campo nell'area del villaggio di Birkenau (che divenne Auschwitz II) della capienza di 100.000 internati. Inoltre sarebbe stato necessario fornire 10.000 detenuti per la costruzione di un grande impianto per la produzione di gomma sintetica (Buna) di proprietà della I.G. Farben in località Dwory (nel 1942 nei pressi dell'impianto industriale sorse Auschwitz III - Monowitz, terzo grande campo del complesso di Auschwitz). Il 29 luglio 1941 Höß fu convocato a Berlino da Himmler per partecipare ad un incontro (strettamente confidenziale) nel quale vennero definiti i particolari per l'ampliamento di Auschwitz e la creazione del nuovo campo di Auschwitz II - Birkenau nel contesto della prevista «soluzione finale» ordinata da Hitler. Interrogato nel corso del processo di Norimberga Höß ricordò così l'incontro con Himmler: «... Nell'estate 1941 venni convocato a Berlino dal Reichsführer delle SS Himmler per ricevere ordini personali. Egli mi disse qualcosa - non ricordo le esatte parole - circa il fatto che il Führer aveva dato ordine per una soluzione definitiva della questione ebraica. Se non fosse stata portata a termine allora in seguito gli ebrei avrebbero distrutto il popolo tedesco. Era stato scelto Auschwitz a causa del suo facile accesso ferroviario e perché il sito poteva essere agevolmente isolato.» Nell'agosto 1941, dopo l'incontro con Himmler, Höß ebbe un incontro con Adolf Eichmann, «architetto» delle deportazioni dell'Olocausto, per discutere la Endlösung der Judenfrage («Soluzione finale della questione ebraica») - fumoso termine dietro il quale si nascondeva la Shoah del popolo ebraico. L'incontro puntualizzò alcune questioni «tecniche»: si decise l'impiego di un gas - non ancora ben precisato - per le previste uccisioni visto che la morte mediante fucilazione sarebbe stato un compito troppo «pesante» (e poco efficiente) per le SS destinate all'incarico. Nel contempo vennero esaminati il sito, nei pressi di Birkenau, sui quali sarebbero sorte le camere a gas ed i forni crematori. L'incontro si concluse con l'impegno da parte di Eichmann di riferire a Höß circa «l'esistenza di qualche gas di facile produzione e che non richiedesse installazioni particolari, e che mi avrebbe poi riferito in proposito». Il 3 settembre 1941, mentre Höß era impegnato in un viaggio di servizio, il suo vice l'SS-Hauptsturmführer (capitano) Karl Fritzsch trovò soluzione al problema che affliggeva Höß ed Eichmann relativo alla scoperta di un gas in grado di risolvere il «problema» delle uccisioni. Fritzsch utilizzò il gas Zyklon B, impiegato per la disinfestazione dei parassiti e quindi disponibile in abbondanti quantità nel campo, per uccidere circa 600 prigionieri di guerra sovietici. Ritornato al campo, Fritzsch riferì sui risultati del suo «esperimento» che Höß fece ripetere con un successivo gruppo di deportati russi, per verificarne personalmente l'efficacia. La scoperta del Zyklon B come agente per le gassazioni si dimostrò l'arma vincente del campo di Auschwitz ed una delle maggiori «conquiste» di Höß: era decisamente superiore in quanto ad efficacia e velocità di uccisione al monossido di carbonio che venne utilizzato nei primi centri di sterminio creati nel contesto dell'Operazione Reinhard (Treblinka, Sobibór e Belzec). Il successo dell'idea fu confermato dal fatto che l'impiego di Zyklon B venne «esportato» anche presso il campo di Majdanek. Per tutta la seconda metà del 1941 proseguirono alacremente, sotto l'egida di Höß, i lavori di costruzione di Birkenau che però divenne operativo come centro di sterminio solo nella primavera 1942. Il 20 gennaio 1942 si tenne a Berlino una conferenza alla quale parteciparono numerose personalità del Terzo Reich e che diede avvio alla fase operativa della «soluzione finale». Fino ad allora Höß era infatti stato coinvolto in progetti che non avevano ancora ricevuto il nullaosta ufficiale: il 15 febbraio 1942 giunse ad Auschwitz I il primo convoglio di deportati ebrei provenienti dall'Alta Slesia che vennero immediatamente uccisi con il Zyklon B e i cui corpi vennero poi cremati. Da allora, e per tutto il periodo di comando di Höß, Auschwitz continuò ad inglobare trasporti di deportati da destinare immediatamente alla morte - solo una piccola percentuale veniva selezionata per il lavoro dai medici del campo tra i quali si «distinse» Josef Mengele che venne soprannominato l'angelo della morte. Höß ebbe modo di mettere in mostra le sue innegabili qualità di manager, supervisionando con inflessibilità e distacco le operazioni di sterminio, tanto da ricevere più volte i complimenti di Himmler che lo ammirava per la puntuale esecuzione degli ordini. Durante uno dei suoi viaggi di ispezione al campo, effettuato nel 1942, Adolf Eichmann ebbe modo di «ammirare» la perfezione dei meccanismi di morte che Höß aveva applicato ad Auschwitz. Eichmann riportò le sue impressioni nel memoriale che scrisse a Gerusalemme nel 1962, poco prima di essere giustiziato per il ruolo svolto nell'Olocausto: «Höß, il comandante, mi disse che utilizzava acido solforico per le uccisioni. Dei tamponi in cotone venivano imbevuti di questo veleno e poi gettati all'interno delle camere ove erano stati radunati gli ebrei; il veleno era immediatamente fatale. Egli bruciava i corpi su di una grata di ferro all'aria aperta. Mi condusse a vedere una fossa poco profonda dove era stato appena bruciato un gran numero di corpi.» Il 10 novembre 1943 Höß fu sostituito come comandante di Auschwitz da Arthur Liebehenschel. I motivi della sostituzione non sono chiari - l'operato di Höß fu sempre molto apprezzato ed in seguito egli venne richiamato ad Auschwitz per supervisionare l'«azione» contro gli ebrei ungheresi - ma è certo che in quel periodo una commissione d'indagine delle SS, guidata dal giurista Georg Konrad Morgen, stava effettuando un sopralluogo al campo alla ricerca di prove sulle malversazioni che vi avvenivano e che coinvolgevano numerosi ufficiali del lager incluso lo stesso Höß. Nei mesi successivi Morgen proseguì le sue indagini - relative alla sottrazione di beni e valori appartenuti ai deportati - fino a quando un suo aiutante non scomparve senza lasciar traccia proprio mentre, all'inizio del 1944, stava interessandosi più specificatamente di Höß. Probabilmente Morgen aveva scoperto qualcosa circa la relazione sentimentale che Höß aveva avuto con l'internata Eleanor Hodys, da lui messa in stato interessante e che aveva poi cercato di uccidere per far scomparire le tracce del suo atto, passibile di grave condanna secondo i regolamenti delle SS. Questi indizi inducono a pensare che Höß abbia deciso di «cambiare aria» per evitare una possibile condanna, come già era accaduto al comandante del campo di Buchenwald, Karl Otto Koch, indagato dallo stesso Morgen e destituito alla Gestapo per malversazione. La sostituzione portò Höß a ricoprire la posizione precedentemente tenuta dal nuovo comandante di Auschwitz Liebehenschel come comandante dell'ufficio D1/Zentralamt «Ufficio di amministrazione centrale») del dipartimento D (Ispettorato dei campi di concentramento) del Wirtschafts- und Verwaltungshauptamt (WVHA, «Ufficio centrale economico ed amministrativo delle SS») - un articolato organismo delle SS che si occupava della gestione delle finanze delle SS, dell'amministrazione dei campi di concentramento e dello sfruttamento della manodopera ivi rinchiusa. Höß ricordò in seguito nel suo memoriale come gli venisse proposto di scegliere se comandare il campo di Sachsenhausen o passare all'Ispettorato dei campi di concentramento, alle dipendenze di Richard Glücks. Sebbene egli preferisse, per sua stessa ammissione, essere mandato al fronte, alla fine scelse la seconda opportunità, occupandosi quindi del funzionamento e delle carenze (a suo dire) dei campi stessi. L'8 maggio 1944, Höß ritornò a Auschwitz per sovrintendere la Ungarn-Aktion, denominata poi in suo onore Aktion Höß. L'eufemistico termine si riferiva allo sterminio degli ebrei ungheresi, unica comunità ebraica ancora parzialmente risparmiata tra quelle sottoposte direttamente ed indirettamente al dominio nazionalsocialista. Ciò fu possibile anche alla complicità del governo ungherese che dopo l'occupazione tedesca, iniziò ad emanare leggi anti-semite e furono molti i filo-nazisti che andarono al potere. In questo periodo il complesso di sterminio di Auschwitz II - Birkenau raggiunse il suo massimo potenziale distruttivo con la morte di circa 400.000 vittime in circa tre mesi di «operazioni». Höß, tornato ad Auschwitz in qualità di Standortältester («comandante anziano del presidio»), supervisionò con la solita efficienza l'azione estromettendo il comandante nominale di Birkenau Josef Kramer che nel corso del processo intentatogli nel dopoguerra si giustificò dicendo che Höß gli aveva ordinato di non occuparsi delle operazioni di sterminio degli ebrei ungheresi. I convogli venivano dirottati direttamente nel campo di concentramento di Auschwitz, l'unico centro di sterminio ancora a disposizione nei territori occupati, comodo per l'arrivo dei vagoni ferroviari e nascosto agli occhi del mondo. Dopo una sommaria «selezione» i prigionieri ungheresi ritenuti sani e forti - chiamati Depot-Häftlinge, detenuti in deposito - venivano alloggiati temporaneamente nel settore BII di Birkenau senza essere segnati nei registri del lager. Alla fine di novembre, ormai nell'ottica della sconfitta tedesca, Himmler diede ordine di distruggere i crematori; restò in funzione fino all'ultimo nel lager solamente il Crematorio V. Terminata l'Aktion alla fine di luglio 1944 Höß rientrò ad Orianenburg, sede dell'Ispettorato ai campi di concentramento (Dipartimento D) del WVHA, e si trovò impegnato ad organizzare lo sgombero dei lager minacciati dall'avanzata delle forze sovietiche ed Alleate. Nell'inverno 1944-45 i campi dell'Est, tra i quali Auschwitz, erano ormai in prossimità del fronte e vennero pertanto evacuati in esecuzione di un ordine di Himmler che vietava che gli internati dei campi di concentramento cadessero in mano al nemico. Le evacuazioni, nel freddo inverno polacco e con scarsissime scorte di cibo, si trasformarono in vere «marce della morte» dove perirono migliaia di prigionieri - uccisi dalle SS con un colpo alla nuca perché troppo lenti oppure sfiniti. I più «fortunati», giunti a destinazione nei lager ancora in mano tedesca, trovarono condizioni di sovraffollamento terribili e in moltissimi casi furono destinati ad una lenta morte per inedia. Nel suo ultimo incontro con Himmler, quando ormai era chiara la sconfitta della Germania, ottenne una capsula di cianuro e l'ordine di cercare di nascondersi nella Wehrmacht: fuggì assumendo la falsa identità di Rudolf Lang. Catturato nei giorni immediatamente successivi al termine del conflitto dalle forze inglesi, Höß fu rinchiuso in un campo di prigionia per uomini delle SS, ma chi l'aveva catturato non si accorse della sua reale identità e presto venne rilasciato trovando lavoro in un'azienda agricola nei pressi di Flensburg. Per i successivi otto mesi le autorità britanniche cercarono di risalire ad Höß attraverso la famiglia che venne tenuta sotto stretto controllo. L'11 marzo 1946 la signora Höß ammise il nome fittizio ed il luogo dove si nascondeva il marito. Egli fu catturato lo stesso giorno dalle forze britanniche; sfortunatamente per lui, la capsula di cianuro gli si era rotta pochi giorni prima. In seguito ad un primo e rude interrogatorio egli firmò, il 14 o 15 marzo una dichiarazione che descriveva a grandi linee le operazioni di sterminio portate a termine nel complesso di Auschwitz. Trasferito a Norimberga Höß testimoniò nel corso del celebre Processo come testimone per la difesa di Ernst Kaltenbrunner, comandante della Gestapo e superiore diretto di Eichmann, l'«organizzatore» dell'Olocausto. Con freddezza disarmante rispose alle domande che gli erano poste, discutendo con calma dell'organizzazione del campo di Auschwitz e delle strutture impiegate per portare a termine il «compito» assegnatogli da Himmler: un compito che egli, in qualità di soldato in tempo di guerra, non poteva certo rifiutare. Simili furono le testimonianze rese nel periodo successivo durante i processi secondari tenuti a Norimberga a carico di Oswald Pohl, capo del WVHA, e delle industrie I.G. Farben, produttrici dello Zyklon B. Il 25 maggio 1946 fu trasferito in Polonia per rispondere in giudizio dei crimini che aveva commesso ad Auschwitz e venne imprigionato a Cracovia. Dopo un lungo dibattimento nel quale Höß ancora una volta espresse senza nessuna emozione visibile i meccanismi di funzionamento di Auschwitz, la Corte Suprema di Varsavia lo giudicò colpevole delle accuse che gli erano state rivolte. Il 2 aprile 1947 egli venne condannato ad una sentenza di morte per impiccagione, eseguita il 16 aprile 1947 davanti all'ingresso del crematorio di Auschwitz.Höß aveva cinque figli. Pochi giorni prima di essere giustiziato scrisse loro una lettera d'addio e rivolgendosi al figlio maggiore Klaus così lo esortava: «Diventa una persona che si lascia guidare soprattutto dal calore e dall'umanità. Impara a pensare e giudicare responsabilmente da solo. Non accettare tutto acriticamente e come assolutamente vero, impara dalla vita. Il più grave errore della mia vita è stato credere fedelmente a tutto ciò che venisse dall'alto senza osare avere il minimo dubbio circa la verità che mi veniva presentata. Cammina attraverso la vita con gli occhi aperti. Non diventare unilaterale: esamina i pro ed i contro in ogni argomento. In ogni tua impresa non lasciare parlare solo la tua mente, ma ascolta soprattutto la voce del tuo cuore.» Wikipedia
CITAZIONI
Rimasi nel campo di Auschwitz fino al 1° dicembre 1943 e stimo che minimo 2,5 milioni di vittime siano state giustiziate e pertanto avvelenate con il gas e poi bruciate, e un minimo di 500 mila morirono di stenti, per un totale di circa 3 milioni di morti... Questa cifra rappresenta all’incirca il 70 o 80% di tutti i prigionieri che passarono per Auschwitz, i rimanenti venivano selezionati e usati per i lavori delle industrie dei campi di concentramento; includendo la morte di circa 20.000 russi, prigionieri di guerra internati a Auschwitz dagli ufficiali della Wehrmacht. Le vittime restanti includono circa 10.000 ebrei tedeschi e un gran numero di cittadini, per lo più ebrei, provenienti da Olanda, Francia, Belgio, Polonia, Ungheria, Cecoslovacchia, Grecia e da altri paesi. Noi giustiziammo circa 400.000 ebrei ungheresi ad Auschwitz nell’estate del 1944.
Le esecuzioni di massa con il gas ebbero inizio agli inizi del 1941 e continuarono fino al 1944. Visionai personalmente queste esecuzioni fino a dicembre del 1943 e questo al servizio delle mie funzioni alla sovrintendenza dei campi di concentramento della WVHA; tutte le gasazioni avvenivano per ordine diretto del RSHA(Reichssicherheitshauptamt), quindi a totale sua responsabilità. Pertanto gli ordini di genocidio li ricevetti dal RSHA....Due grandi crematori (I e II) furono costruiti nell’inverno 1942/1943 e iniziarono ad essere utilizzati nella primavera del 1943. Ogni unità aveva 5 forni e 3 sale, e cremava approssimativamente in 24 ore 2000 cadaveri.....Per questioni tecniche non fu possibile aumentare la loro capacità e i vari tentativi fatti in seguito, pregiudicarono la loro funzionalità, in alcuni casi mettendoli fuori uso.
Un vagone su binari portava i cadaveri ai forni crematori.. ogni camera a gas aveva una capacità di circa 3000 persone, ma non fu mai raggiunta questa cifra per l’insufficienza dei trasporti.....La soluzione finale della questione ebraica significava il completo sterminio di tutti gli ebrei europei. E ad Auschwitz l’ordine di sterminio arrivò nel giugno del 1941. Al contempo altri tre campi nel Governatorato Generale erano stati terminati: Belzec, Treblinka e Wolzek Questi campi erano subordinati ai Einsatzkommando della S (Sicherheitsdienst).Visitai Treblinka per vedere quali meccanismi usassero per lo sterminio di massa; il comandante del campo di Treblinka mi disse che aveva liquidato 80.000 ebrei in 6 mesi, per lo più provenienti dal Ghetto di Varsavia. Usava il monossido di carbonio e io pensavo che questo metodo non avrebbe potuto essere molto efficace. Così, quando fu ordinato a Auschwitz di procedere, usai il Zyklon B, acido prussico cristallizzato, utilizzato nelle disinfestazioni. Lo facevamo cadere da una piccola apertura direttamente nelle camere: occorrevano dai 3 ai 15 minuti per uccidere la gente a secondo delle condizioni climatiche.Capivamo quando aveva fatto effetto perché le persone smettevano di gridare. Aspettavamo mezz’ora prima di aprire e rimuovere i cadaveri, ai quali venivano poi estratti dai Sonderkommando gli anelli e i denti d’oro. Un’altra miglioria che abbiamo fatto ad Auschwitz è stato l’ampliamento delle camere a gas: potevano tenere fino a 2000 persone, mentre a Treblinka le camere ne contenevano solo fino a 200. Il modo in cui avveniva la selezione era la seguente: i 2 dottori che avevamo a Auschwitz esaminavano i prigionieri che arrivavano con il treno, li facevano camminare di fronte a loro e prendevano subito una decisione sul loro destino. Chi veniva ritenuto abile al lavoro veniva inviato al campo, gli altri direttamente alle camere a gas. I bambini più piccoli venivano sterminati perché non potevano essere adibiti ad alcun lavoro. E, mentre a Treblinka i prigionieri sapevano della loro fine, a Auschwitz abbiamo sempre cercato di illuderli, facendo creder loro di una disinfestazione da pidocchi. È ovvio che qualche volta capivano le nostre reali intenzioni e c’era qualche madre che cercava di nascondere i propri figli sotto i vestiti, ma naturalmente quando venivano trovati, venivano comunque uccisi. Abbiamo tentato, come richiesto, di tener segreto lo sterminio di massa, ma l’odore terribile e nauseabondo dei corpi bruciati si propagava nelle campagne circostanti e tutta la gente che viveva vicino sapeva cosa accadeva a Auschwitz. Ogni tanto ricevevamo prigionieri speciali dalla Gestapo. I dottori delle SS li uccidevano con un'iniezione di benzina. I dottori stessi avevano il compito di scrivere il certificato di morte e potevano annotare qualsiasi causa di morte. Venivano anche compiuti esperimenti sulle donne prigioniere, inclusi sterilizzazione e esperimenti relativi al cancro. La maggior parte delle persone che morì sotto questi esperimenti era già stata destinata alla morte dalla Gestapo. Rudolf Mildner era a capo della Gestapo a Katowice e da marzo 1941 a settembre 1943 comandava il dipartimento politico a Auschwitz che conduceva con tre diversi metodi di interrogatori. Egli inviava i prigionieri a Auschwitz per l'incarcerazione o per l’esecuzione. Io capisco l’inglese e lo scrivo. La presente dichiarazione corrisponde al vero; questa dichiarazione è fatta volontariamente da me e senza costrizione; dopo averla riletta, l’ho firmato a Norimberga, Germania, il 5 aprile 1946. wikipedia
«Mai dimenticherò quella notte,
la prima notte nel campo,
che ha fatto della mia vita
una lunga notte e per sette volte sprangata.
Mai dimenticherò quel fumo.
Mai dimenticherò i piccoli volti dei bambini
di cui avevo visto i corpi
trasformarsi in volute di fumo sotto un cielo muto.
Mai dimenticherò quelle fiamme
che bruciarono per sempre la mia Fede.
Mai dimenticherò quel silenzio notturno
che mi ha tolto per l’eternità
il desiderio di vivere.
Mai dimenticherò quegli istanti
che assassinarono il mio Dio
e la mia anima, e i miei sogni,
che presero il volto del deserto.
Mai dimenticherò tutto ciò,
anche se fossi condannato
a vivere quanto Dio stesso.
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