Charles Mingus (Nogales, 22 aprile 1922 – Cuernavaca, 5 gennaio 1979) è stato un contrabbassista, pianista e compositore statunitense. Genio pazzo e violento per sua stessa definizione (Beneath the Underdog, traducibile con Peggio di un bastardo, è il titolo della sua autobiografia), studia il trombone e il violoncello prima di passare al basso su consiglio dell'amico Buddy Collette. Ossessionato dagli atteggiamenti di razzismo nei suoi confronti da parte sia di bianchi che di neri a causa delle sue origini meticce, ha da subito una fortissima spinta a primeggiare. Decide così di diventare il migliore bassista sulla scena, e ci riesce nel giro di pochi anni, suonando con Louis Armstrong, Illinois Jacquet, Dinah Washington; quando nel 1947 entra nell'Orchestra di Lionel Hampton è già leader di propri gruppi e ha già fatto i primi tentativi di composizione. Le sue fonti di ispirazione sono al momento anche extra-jazzistiche, studia Richard Strauss e Arnold Schoenberg e si avvicina all'intellettualismo di Lennie Tristano - senza mai trascurare il suo grande amore per Duke Ellington. Poi scopre Charlie Parker. Inizia a suonare un cool-bop da camera in trio con Red Norvo (vibrafono, leader) e Tal Farlow (chitarra), per poi entrare in contatto con i grandi beboppers neri (Bud Powell, Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Oscar Pettiford). Nel 1952 fonda insieme a Max Roach la Debut Records, etichetta indipendente dall'esistenza difficile. Nel 1953 partecipa a The greatest jazz concert ever, canto del cigno del bop. Dal 1955 comincia a realizzare incisioni con propri gruppi che incorporano elementi hard-bop e free (da ricordare l'improvvisazione collettiva in Pithecanthropus Erectus e le sirene e i rumori di A foggy day in San Francisco) e riscopre gli amori giovanili per i suoni messicani (Tijuana moods) e per la church music (Blues and Roots). Si susseguono nei suoi gruppi i migliori trombonisti (Britt Woodman, Eddie Bert, Willie Dennis, Jimmy Knepper, Quentin Jackson), sassofonisti (Jackie McLean, John Handy, Shafi Hadhi, Benny Golson, Pepper Adams, Yusef Lateef, Jerome Richardson, Roland Kirk), trombettisti (Richard Williams, Johnny Coles, Don Ellis, Clark Terry, lo sfortunato Clarence Shaw), pianisti (Mal Waldron, Bill Evans, Horace Parlan, Toshiko Akioshi, Roland Hanna, Jaki Byard) e il fido batterista Dannie Richmond. Sulla scia della rivoluzione di Ornette Coleman, nel 1960 Mingus licenzia quasi tutti e fonda un quartetto pianoless (ovvero che non prevede l'uso di un pianoforte) col vecchio amico Eric Dolphy (sassofono alto, flauto e clarinetto basso), il giovane Ted Curson alla tromba e Richmond, coi quali realizza il pamphlet politico Fables of Faubus. Con l'aggiunta di Booker Ervin (sassofono tenore al contempo churchy e acrobatico) e, in un brano, dell'ospite Bud Powell, il live ad Antibes è forse il miglior lavoro mai pubblicato - a pari merito con The black saint and the sinner lady, suite per balletto con sassofono alto (Charlie Mariano) e orchestra, che riassume le radici musicali di Mingus e gli elementi della sua originalità. Il periodo più creativo di Mingus, ricco di composizioni e di sperimentazioni sia discografiche sia in concerto condotte in tutte le direzioni musicali (anche oltre il free), si chiude in modo emblematico con la tournée in Europa dell'aprile 1964, per la quale il musicista ha radunato un sestetto formidabile, anche se forse non perfettamente amalgamato: sezione ritmica composta da Mingus, Richmond e Byard, ai fiati Dolphy, il sassofono tenore Clifford Jordan e il trombettista Johnny Coles. La band si esibisce ad Amsterdam, Oslo, Stoccolma, Copenhagen, Liegi, in Germania, in Italia (a Bologna e Milano) e a Parigi, in due concerti alla Salle Wagram (sera tra venerdì 17 e sabato 18 aprile) e al Théâtre des Champs-Elysées (mattina di domenica 19 aprile), documentati nel memorabile triplo LP The Great Concert of Charles Mingus. Nonostante il gruppo suoni in maniera eccelsa, come testimoniano anche i molti bootleg - e i tre rari video registrati a Oslo, Stoccolma e Liegi di quei concerti e delle loro prove -, il tour è condizionato dalle intemperanze e mattane del leader, costellato di incidenti e sinistri presagi che culminano nel ricovero d'urgenza in ospedale di Coles, svenuto sul palco a Parigi la sera di venerdì 17 (sic!) per una emorragia interna. Quando la band fa ritorno negli USA, Dolphy non è con loro. Ha infatti deciso di fermarsi in Europa, dove ha formato un suo gruppo con il pianista Misha Mengelberg, il bassista Jacques Schols e il batterista Han Bennink . Il 28 giugno, Dolphy viene colto da un attacco di iperglicemia diabetica a Berlino, cade in coma e il giorno dopo muore. Una settimana prima aveva compiuto 36 anni. Per tragica ironia della sorte, uno dei cavalli di battaglia della sua ultima tournèe con Mingus era un brano intitolato So Long Eric (per intero Don't Stay Over There Too Long, Eric): un esplicito invito rivolto dal bassista a Dolphy perché tornasse stabilmente con il suo gruppo quanto prima. La morte di Dolphy (1964) è come un macigno, e dopo un paio di insuccessi organizzativi Mingus si ritira nel suo guscio di psicofarmaci fino alla fine del decennio. Negli anni '70 torna lentamente sulla breccia, con un nuovo gruppo e nuove composizioni estese (Changes One and Two, con George Adams, Don Pullen, Jack Walrath e Richmond). Nel 1977 gli viene diagnosticato il morbo di Lou Gehrig, e nonostante gli sforzi e i tentativi con una leggendaria guaritrice messicana, il grande musicista soccombe il 5 gennaio 1979. Aveva 56 anni. La vedova Sue Graham Mingus gestisce il lascito musicale attraverso la Mingus Big Band. http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Mingus. Io ero tra le persone che l'hanno sentito suonare in Arena di Verona, la magica notte del 24 luglio 1972. Erano passate le 3 del mattino quando è arrivato sul palco, prima di lui altri mostri sacri del jazz, tra cui Ella Fitgerald. Disse che era tardi ma lui non era stanco e chi aveva sonno andasse a letto. Fu una magia. Adorazione dei magi di Botticelli.
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sabato 5 gennaio 2008
Charles Mingus peggio di un bastardo
Charles Mingus (Nogales, 22 aprile 1922 – Cuernavaca, 5 gennaio 1979) è stato un contrabbassista, pianista e compositore statunitense. Genio pazzo e violento per sua stessa definizione (Beneath the Underdog, traducibile con Peggio di un bastardo, è il titolo della sua autobiografia), studia il trombone e il violoncello prima di passare al basso su consiglio dell'amico Buddy Collette. Ossessionato dagli atteggiamenti di razzismo nei suoi confronti da parte sia di bianchi che di neri a causa delle sue origini meticce, ha da subito una fortissima spinta a primeggiare. Decide così di diventare il migliore bassista sulla scena, e ci riesce nel giro di pochi anni, suonando con Louis Armstrong, Illinois Jacquet, Dinah Washington; quando nel 1947 entra nell'Orchestra di Lionel Hampton è già leader di propri gruppi e ha già fatto i primi tentativi di composizione. Le sue fonti di ispirazione sono al momento anche extra-jazzistiche, studia Richard Strauss e Arnold Schoenberg e si avvicina all'intellettualismo di Lennie Tristano - senza mai trascurare il suo grande amore per Duke Ellington. Poi scopre Charlie Parker. Inizia a suonare un cool-bop da camera in trio con Red Norvo (vibrafono, leader) e Tal Farlow (chitarra), per poi entrare in contatto con i grandi beboppers neri (Bud Powell, Parker, Dizzy Gillespie, Miles Davis, Oscar Pettiford). Nel 1952 fonda insieme a Max Roach la Debut Records, etichetta indipendente dall'esistenza difficile. Nel 1953 partecipa a The greatest jazz concert ever, canto del cigno del bop. Dal 1955 comincia a realizzare incisioni con propri gruppi che incorporano elementi hard-bop e free (da ricordare l'improvvisazione collettiva in Pithecanthropus Erectus e le sirene e i rumori di A foggy day in San Francisco) e riscopre gli amori giovanili per i suoni messicani (Tijuana moods) e per la church music (Blues and Roots). Si susseguono nei suoi gruppi i migliori trombonisti (Britt Woodman, Eddie Bert, Willie Dennis, Jimmy Knepper, Quentin Jackson), sassofonisti (Jackie McLean, John Handy, Shafi Hadhi, Benny Golson, Pepper Adams, Yusef Lateef, Jerome Richardson, Roland Kirk), trombettisti (Richard Williams, Johnny Coles, Don Ellis, Clark Terry, lo sfortunato Clarence Shaw), pianisti (Mal Waldron, Bill Evans, Horace Parlan, Toshiko Akioshi, Roland Hanna, Jaki Byard) e il fido batterista Dannie Richmond. Sulla scia della rivoluzione di Ornette Coleman, nel 1960 Mingus licenzia quasi tutti e fonda un quartetto pianoless (ovvero che non prevede l'uso di un pianoforte) col vecchio amico Eric Dolphy (sassofono alto, flauto e clarinetto basso), il giovane Ted Curson alla tromba e Richmond, coi quali realizza il pamphlet politico Fables of Faubus. Con l'aggiunta di Booker Ervin (sassofono tenore al contempo churchy e acrobatico) e, in un brano, dell'ospite Bud Powell, il live ad Antibes è forse il miglior lavoro mai pubblicato - a pari merito con The black saint and the sinner lady, suite per balletto con sassofono alto (Charlie Mariano) e orchestra, che riassume le radici musicali di Mingus e gli elementi della sua originalità. Il periodo più creativo di Mingus, ricco di composizioni e di sperimentazioni sia discografiche sia in concerto condotte in tutte le direzioni musicali (anche oltre il free), si chiude in modo emblematico con la tournée in Europa dell'aprile 1964, per la quale il musicista ha radunato un sestetto formidabile, anche se forse non perfettamente amalgamato: sezione ritmica composta da Mingus, Richmond e Byard, ai fiati Dolphy, il sassofono tenore Clifford Jordan e il trombettista Johnny Coles. La band si esibisce ad Amsterdam, Oslo, Stoccolma, Copenhagen, Liegi, in Germania, in Italia (a Bologna e Milano) e a Parigi, in due concerti alla Salle Wagram (sera tra venerdì 17 e sabato 18 aprile) e al Théâtre des Champs-Elysées (mattina di domenica 19 aprile), documentati nel memorabile triplo LP The Great Concert of Charles Mingus. Nonostante il gruppo suoni in maniera eccelsa, come testimoniano anche i molti bootleg - e i tre rari video registrati a Oslo, Stoccolma e Liegi di quei concerti e delle loro prove -, il tour è condizionato dalle intemperanze e mattane del leader, costellato di incidenti e sinistri presagi che culminano nel ricovero d'urgenza in ospedale di Coles, svenuto sul palco a Parigi la sera di venerdì 17 (sic!) per una emorragia interna. Quando la band fa ritorno negli USA, Dolphy non è con loro. Ha infatti deciso di fermarsi in Europa, dove ha formato un suo gruppo con il pianista Misha Mengelberg, il bassista Jacques Schols e il batterista Han Bennink . Il 28 giugno, Dolphy viene colto da un attacco di iperglicemia diabetica a Berlino, cade in coma e il giorno dopo muore. Una settimana prima aveva compiuto 36 anni. Per tragica ironia della sorte, uno dei cavalli di battaglia della sua ultima tournèe con Mingus era un brano intitolato So Long Eric (per intero Don't Stay Over There Too Long, Eric): un esplicito invito rivolto dal bassista a Dolphy perché tornasse stabilmente con il suo gruppo quanto prima. La morte di Dolphy (1964) è come un macigno, e dopo un paio di insuccessi organizzativi Mingus si ritira nel suo guscio di psicofarmaci fino alla fine del decennio. Negli anni '70 torna lentamente sulla breccia, con un nuovo gruppo e nuove composizioni estese (Changes One and Two, con George Adams, Don Pullen, Jack Walrath e Richmond). Nel 1977 gli viene diagnosticato il morbo di Lou Gehrig, e nonostante gli sforzi e i tentativi con una leggendaria guaritrice messicana, il grande musicista soccombe il 5 gennaio 1979. Aveva 56 anni. La vedova Sue Graham Mingus gestisce il lascito musicale attraverso la Mingus Big Band. http://it.wikipedia.org/wiki/Charles_Mingus. Io ero tra le persone che l'hanno sentito suonare in Arena di Verona, la magica notte del 24 luglio 1972. Erano passate le 3 del mattino quando è arrivato sul palco, prima di lui altri mostri sacri del jazz, tra cui Ella Fitgerald. Disse che era tardi ma lui non era stanco e chi aveva sonno andasse a letto. Fu una magia. Adorazione dei magi di Botticelli.domenica 30 dicembre 2007
Artie Shaw
Artie Shaw (pseudonimo di Arthur Jacob Arshawsky; New York, 23 maggio 1910 – Los Angeles, 30 dicembre 2004) è stato un sassofonista e clarinettista statunitense jazz di fama mondiale. Fu anche compositore, direttore d'orchestra e scrittore. Il suo nome figura fra quelli delle celebrità della "Hollywood Walk of Fame". Insieme ai suoi amici, colleghi e rivali Benny Goodman, Tommy Dorsey e Glenn Miller, viene considerato uno dei fondatori del genere musicale swing. Si sposò otto volte, tra cui con la figlia del compositore Jerome Kern, Betty, e con le attrici Lana Turner, Ava Gardner ed Evelyn Keyes, oltre che con la scrittrice Kathleen Winsor. Poco più che adolescente imparò a suonare il sassofono e dopo piccole esperienze musicali in provincia con un proprio gruppo, fece ritorno a New York per iniziare a suonare in complessi di musica jazz già affermati. Poté così dare avvio ad una luminosa carriera di musicista. In piena era dello swing, attivo con un proprio quartetto d'archi, Shaw ebbe la sua consacrazione a star musicale con una rielaborazione della popolare canzone Beguine the Beguine di Cole Porter. La registrazione di questo motivo, nel 1938, scalò le classifiche di vendita rimanendo ai primi posti per sei settimane. Shaw è stato apprezzato per le doti di innovazione che consentirono un nuovo linguaggio musicale alle big band del jazz, grazie anche all'apporto di una strumentazione inedita per l'epoca, che implicava l'uso di strumenti ad arco. Il brano Interlude in B-flat, uno dei primi da lui composti, può costituire una testimonianza di quello che i critici avrebbero definito The Third Stream (traducibile con Il terzo flusso). Shaw è inoltre ricordato per aver impiegato come cantante stabile del suo gruppo musicale Billie Holiday, diventando così il primo direttore d'orchestra statunitense ad utilizzare una vocalist di origine afro-americana. Durante la seconda guerra mondiale, come il collega Glenn Miller (che troverà una tragica morte sul cielo della Manica) si arruolò nella Marina insieme a tutti i componenti della sua band e fu inviato nell'area dell'Oceano Pacifico. Trascorse nella zona di guerra circa un anno e mezzo per portare conforto alle truppe USA con la sua musica e con spettacoli che venivano replicati fino a quattro volte al giorno. Verso la metà degli anni '50 la sua attività come musicista di clarinetto subì dapprima un notevole rallentamento fino a cessare poi del tutto. L'artista scelse di abbandonare il palcoscenico per dedicarsi ai suoi passatempo preferiti, fra cui l'alta finanza e la scrittura (sue sono numerose fiction semi-autobiografiche ed il libro The Trouble With Cinderella). Quando gli fu chiesto il perché, rispose che si era ritirato frustrato dal costante senso di inadeguatezza che provava come musicista. Tra i suoi maggiori successi musicali si ricordano ancora i brani: Lady-be-good, Frenesi, Dancing in the Dark, Nightmare, Back Bay Shuffle, Accent-tchu-ate the positive, Traffic Jam, They Say, Moonglow e Stardust. Nel 2004 gli è stato assegnato un premio Grammy alla carriera.http://it.wikipedia.org/wiki/Artie_Shaw Adorazione dei Magi di Duccio di Boninsegnavenerdì 28 dicembre 2007
Earl Hines/Fatha
Earl Kenneth Hines (Pittsburgh, Pennsylvania, 28 dicembre 1903 - Oakland, California, 22 aprile 1983) fu un pianista jazz. Earl Hines è stato certamente uno dei più grandi pianisti della storia del jazz. Con Jelly Roll Morton e James P. Johnson creò il pianoforte jazz. E fu uno dei più importanti virtuosi del jazz classico. Fatha (il soprannome, che in slang significa padre, gli venne dato dal presentatore di una trasmissione radiofonica a cui lo stesso pianista, prima di entrare in scena, aveva fatto una paternale raccomandazione sui troppi alcolici che aveva ingurgitato), così veniva chiamato da musicisti e critici, fu un innovatore nel pieno senso della parola: affrancò il linguaggio pianistico dalle sabbie mobili del ragtime "liberando" letteralmente la mano sinistra dalla rigida funzione nota/accordo (un-pa) che così acquistava dignità di voce potendo spaziare di più in termini di melodia e accompagnamento accordale. Fu attraverso una incredibile capacità improvvisativa mai divagante, architettonicamente sorvegliata sebbene spessissimo imprevedibile, che dettò le regole di un nuovo stile, il trumpet-style, che prevedeva alla mano destra una costruzione fraseologica molto scolpita e costituita da linee melodiche nitidissime che, per l'uso delle pause, l'imperiosità degli attacchi e per scelta delle note, suggerivano il paragone con strumenti come la tromba. Tuttavia Hines, alla fine degli anni Venti, fu l'unico vero partner di Louis Armstrong, musicista inarrivabile per quasi tutti all'epoca, almeno dal punto di vista del linguaggio propriamente jazz. Hines conobbe Armstrong nel 1925: l'intesa tra i due giganti, all'inizio, fu perfetta e, più tardi, lo stesso Hines collaborò alle mitiche session che portano alla luce capolavori come West End Blues, St.James Infirmary, Weather Bird - il primo capolavoro per duo del jazz -, e altre pietre miliari come Panther Rag (1928) dove la forma Rag è bistrattata e presa a pugni ma meravigliosamente conservata, Caution Blues (1929) vero trattato di pianismo jazz. Sono questi veri e propri sacramenti musicali, opere dense di futuro ma pienamente emanazioni del loro tempo: gli anni Venti del novecento che al contrario di quanto si pensa comunemente, furono anni di "avanguardia continua" nella breve storia di questa musica.L'idillio tra Armstrong e Hines si rompe ben presto. Il trombettista dimostra già di soffrire di avere nelle sue formazioni musicisti di talento che possano diventare dei rivali. Hines è uno dei musicisti più talentuosi della sua generazione, e ben presto la convivenza musicale fra i due si fa turbolenta e si interrompe. Tuttavia il pianista, già dal periodo di collaborazione con Armstrong, aveva intrattenuto delle collaborazioni anche con altri musicisti, tra cui il clarinettista Jimmy Noone all'Apex Club. La formazione segue le linee di una musica elaborata con sensibili influenze classiche: assieme a Noone, Hines registra pezzi destinati a rimanere nella storia del jazz quali Five or Five Times, Apex Blues e A Monday Date. Sempre nel 1928, Hines abbandona le formazioni provvisoria e con sorprendente rapidità mette su una propria orchestra. Il Grand Terrace, locale riservato a clienti bianchi e che faceva parte delle imprese commerciali di Al Capone, riserva ad Hines la possibilità di diventare bandleader con un interessante ingaggio. Hines tiene il primo concerto a capo della sua band il 28 dicembre 1928. Sebbene inizialmente la band di Hines non si distingua per un carattere propriamente personale, essa ha uno stile dinamico, ben fissato sul "call and response" (Hines inoltre sacrificò molta della sua abilità pianistica per gestire gli impianti melodici e coordinare la stessa attività musicale della band). Grazie alla capacità del manager Eddie Fox, la formazione di "Fatha" diviene presto molto popolare, attraverso trasmissioni radiofoniche e la pubblicazione di alcuni dischi (Rosetta, Deep Forest, Boogie Woogie on St.Louis Blues). Nel 1940 tuttavia l'egida del Grand Terrace e di Eddie Fox viene a mancare in seguito all'arresto e alla condanna di Al Capone per evasione fiscale: Earl riesce tuttavia a raccogliere a sé nuovi componenti e rimette in sesto la formazione, godendo della collaborazione di mostri sacri del jazz quali Billy Eckstine, Charlie Parker, Dizzy Gillespie e Sarah Vaughan. L'era delle grandi orchestre è ormai al crepuscolo, si affaccia sulla scena jazzistica il profilo di un nuovo fenomeno, il Be-Bop. Inizialmente Hines non è in grado di abituarsi alle innovazioni musicali e al clima che si è creato, quindi alterna con scarsa fermezza nuovi lavori con Armstrong e la guida di una band dixieland all'Hangover Club di San Francisco. Il 1964 rappresenta per "Fatha" l'anno della svolta: il critico musicale Stanley Dance propone all'ormai sessantunenne pianista di suonare al Little Theatre di New York come pianista e leader di un quartetto. Earl è da sempre abituato a confondersi nelle sontuose big band dell'era swing, e tale opportunità rappresenta per lui la prima volta in assoluto nella storia delle sue esecuzioni in pubblico. Il concerto è un successo. Il pubblico rimane colpito dalle sue spettacolari performance, anche da un punto di vista tecnico. Seguire le sue mani, che si lanciano sulla tastiera in fraseggi del tutto liberi e sorrette da una musica di contrappunti e controritmi, diventa spesso arduo per il pubblico e per gli stessi gregari. Così, ad età avanzata, il sessantenne "Fatha" si inserisce nei grossi circuiti live internazionali. Il suo estro pianistico gli consente di condividere il palco con artisti ben più giovani di lui (anche se spesso non rispettosi). Gli ultimi anni di Hines, a differenza di quanto sempre ritenuto (anche per la scarsità di interviste con l'artista e di articoli su di lui), non sono sereni. Nel 1976 gli era morta la figlia Tosca (nata nel 1953), e nel 1981 scomparirà anche la primogenita Janear (nata nel 1950). Nel 1980 Hines divorzia dalla moglie e si ritira in un appartamento di Oakland, sulla baia di San Francisco, col suo amato pianoforte, un pezzo unico della Steinway che gli era stato donato nel 1969 dal ricco giornalista Scott Newhall e sul quale aveva inciso un magnifico disco in solitudine per la Delmark. Sofferente di artrite e problemi cardiaci, nonché colpito dal morbo di Parkinson, si spegne al Merritt Hospital di Oakland, colpito da un infarto, il 22 aprile 1983. Il suo ultimo concerto pubblico aveva avuto luogo l'anno precedente. Dipinto di Schadow
martedì 25 dicembre 2007
Cab Calloway o Minnie the moocher
Cabell Calloway III, o più semplicemente Cab Calloway (Rochester, 25 dicembre 1907 – Hockessin, 18 novembre 1994) è stato un cantante e musicista statunitense. Fu grazie alle donne della sua famiglia che Cab Calloway si avviò alla carriera musicale. Prima la madre, che gli fece prendere lezioni di canto, poi la sorella maggiore, la cantante Blanche Calloway, che lo introdusse nell'ambiente del jazz di Chicago. Il giovanissimo Cab Calloway - era ancora alle scuole superiori - incontrò così grandi musicisti come Louis Armstrong, Chick Webb, Johnny Jones. Dopo aver lavorato con vari gruppi come batterista e cantante, nel 1929 gli venne offerta la conduzione di una band di undici elementi, The Alabamians. Poco dopo passò a dirigere un'altra orchestra, The Missourians, che venne scritturata per sostituire Duke Ellington e la sua band nel prestigioso Cotton Club di Harlem. Il debutto al Cotton Club fu un successo enorme. Gli spettacoli vennero trasmessi anche alla radio su scala nazionale. Le principali emittenti statunitensi, i grandi network che dominavano la comunicazione all'epoca, riservarono a Cab Calloway uno spazio che mai prima di allora era stato dato ad un artista afro-americano. Divenne così uno dei jazzisti più conosciuti del periodo. Negli anni Trenta Cab Calloway fu il direttore della famosa orchestra del "Cotton Club". Durante la sua conduzione, suonarono nella band elementi del calibro dei trombettisti Doc Cheatham e Dizzy Gillespie, il bassista Milt Hilton, il sassofonista Chu Berry, il batterista Cozy Cole. Fu la prima orchestra afro-americana ed effettuare una tournée nel sud degli Stati Uniti, nel 1931. Nel 1935 fecero una lunga tournée in Europa, con concerti a Londra, Amsterdam, Parigi ed altre città. Al periodo del "Cotton Club" risale la canzone più nota di Cab Calloway: Minnie the Moocher, incisa nel 1931, uno splendido esempio della tecnica scat, di cui fu uno dei più grandi interpreti. Fu il primo album jazz a vendere un milione di copie. Originariamente la canzone fu usata nei cartoni animati di Betty Boop. Nel 1940 il "Cotton Club" chiuse i battenti. Cab Calloway e i suoi musicisti si trasferirono inizialmente in un altro locale, il "Club Zanzibar", poi cominciarono a viaggiare, facendo concerti in varie città degli Stati Uniti ed anche all'estero. Nel corso dei Quaranta ci furono diversi cambi di formazione nella band di Cab Calloway. In quel periodo si unirono a lui il trombettista Jonah Jones e i sassofonisti Hilton Jefferson, Illinois Jacquet e Ike Quebec. Nell'aprile del 1948 Cab Calloway prese la decisione di sciogliere l'orchestra. Non se la sentiva più di dover garantire uno stipendio fisso a tutti i suoi musicisti. Avrebbe ricostituito la band solo per singoli concerti o per le tournée, ingaggiando i musicisti "a gettone". Senza l'impegno della band, Cab Calloway poté dedicarsi maggiormente ai suoi progetti solisti. Già dai tempi del "Cotton Club", comunque, aveva lavorato per la radio e per il cinema, apparendo in numerosi film musicali. Negli anni Cinquanta si dedicò anche ai musical, ed apparve pure in televisione. Fece diverse tournée all'estero, in Europa, in Centro e Sud America, ma dopo gli anni Cinquanta ridusse notevolmente la sua attività concertistica. A partire dagli anni Cinquanta Cab Calloway si dedicò anche al musical. Dal 1951 al 1954 fu impegnato con "Porgy and Bess" di Gershwin, prima a Broadway, poi in tournée per due anni negli Stati Uniti e in Europa. Un altro suo successo a Broadway fu con "Hello Dolly" del 1967, che lo tenne impegnato per tre anni con repliche in varie città. Nella sua carriera artistica Cab Calloway si dedicò anche al cinema, interpretando numerosi film di genere musicale. Da ricordare il ruolo da protagonista in Stormy Weather del 1943 e la partecipazione in The Blues Brothers nel 1980, con il suo cavallo di battaglia Minnie the Moocher. L'apparizione in The Blues Brothers rinverdì la fama del settantenne Cab Calloway, e lo fece scoprire alle nuove generazioni, che non avevano conosciuto l'epoca d'oro del jazz. Seguirono diversi concerti dal vivo e collaborazioni con cantanti e musicisti ben più giovani di lui. Nel 1993 Cab Calloway fu premiato con la National Medal of Arts dall'allora presidente degli Stati Uniti Bill Clinton. L'anno seguente Cab Calloway morì per un attacco cardiaco. Nel 1995 la sua memoria fu onorata con l'inserimento nella International Jazz Hall of Fame. Dipinto di Lawrence Alma Tadema.E' morto Oscar Peterson
Oscar Peterson (Montreal, 15 agosto 1925 – Toronto, 23 dicembre 2007) è stato un pianista canadese di musica jazz. Straordinario virtuoso del pianoforte è stato probabilmente uno tra i pianisti jazz più prolifici della storia della musica afroamericana. Peterson è anche autore di numerosi testi di esercizi jazz per giovani pianisti. La sua personale e sbalorditiva tecnica pianistica, al servizio di un potente swing, lo rendono stilisticamente immediatamente riconoscibile all'interno di qualsiasi contesto. Di derivazione blues, il suo stile è stato paragonato a quello del suo predecessore e maestro Art Tatum. La sua sterminata discografia lo vede al fianco dei più grandi monumenti della storia del jazz. Il suo periodo d'oro fu nel decennio tra il 1950 e il 1960 quando suonò accanto a grandi nomi della storia jazz come Ella Fitzgerald, Lester Young, Anita O'Day e Stan Getz. Celebri a questo proposito le registrazioni del 1956 a fianco di Louis Armstrong e Ella Fitzgerald, a cui fa seguito (1958) la creazione del famosissimo Oscar Peterson trio, costituito dallo stesso Peterson al piano, da Ray Brown al contrabbasso e da Ed Thigpen alla batteria (in precedenza sostituito da Barney Kessel o Herb Ellis, entrambi chitarristi). Musicista della scuderia Verve, dopo essere stato grande sideman per le stelle degli anni '50 si ricavò uno spazio fondamentale nella storia della musica jazz. Il cattivo stato di salute negli ultimi tempi lo aveva costretto a cancellare più volte eventi sul palcoscenico, compreso un concerto previsto all'edizione 2007 del Toronto Jazz Festival. Natività di Giovanni Bizelli sabato 15 dicembre 2007
Stan Kenton
Stanley Newcomb Kenton (Wichita, 15 dicembre 1911 – Los Angeles, 25 agosto 1979) è stato un direttore d'orchestra statunitense, impegnato nell'ambiente jazz. Nei suoi ultimi anni si dedicò soprattutto all'insegnamento. Stan Kenton è tra le grandi figure del firmamento della storia del jazz. La sua orchestra, fortemente caratterizzata da un particolare suono (kenton sound) sapiente e seducente ( anche grazie alla collaborazione di diversi arrangiatori come Pete Rugolo, Lennie Niehaus, Gene Roland, Gerry Mulligan e lo sperimentatore Bob Graettinger ) getta un ponte tra la musica jazz afro-americana e le acquisizioni raffinate e suggestive della musica colta del novecento. La sua orchestra si avvalse sempre di importanti personalità, ad esempio trombonisti, quali Frank Rosolino, Kai Winding e Carl Fontana, o alfieri del suono cool-newyorkese come Lee Konitz e Dave van Kriedt. Specializzato nell'arrangiare ritmi Afro-Cubani (di cui fu un pioniere) per grandi organici (alcune delle sue orchestre sfioravano i quaranta elementi) Kenton fu un direttore d'orchestra dotato di un suono distintivo e di una grande influenza sul panorama musicale: i componenti delle sue orchestre erano normalmente solisti di prim'ordine. Le idee che propugnava, e soprattutto il suo modo di porle, gli attirarono molte critiche inclusa quella (mossagli da Leonard Feather e probabilmente ingiusta) di avere pregiudizi razziali. Resta di lui e della sua orchestra una grande e imponente discografia variamente citata (la sua "Intermission Riff" è la sigla della rubrica settimanale del TG1 "TV7"). Le critiche contro Kenton non si limitarono solo alla sua musica. Nel 1956 quando la sua orchestra era ritornata dal suo tour europeo, il "Premio della Critica" indetto dalla rivista americana Down Beat, aveva mostrato vittorie di musicisti Afro-Americani in tutte le categorie. L'orchestra di Kenton stava suonando in Ontario, in Canada a quel tempo, e Stan Kenton mandò un telegramma dove lamentava "una nuova minorità, i musicisti di jazz bianchi," e inoltre il compositore affermava "un completo e totale disgusto con i geni del jazz". Il critico Leonard Feather, da solo senza il supporto degli altri critici, rispose il 3 Ottobre del 1956 con una lettera, dove discuteva la visione razziale di Kenton e il suo disprezzo dei musicisti Afro-Americani come Duke Ellington, Count Basie e Dizzy Gillespie. Il fatto che Kenton non avesse vinto il "Premio della Critica" era la ragione più ovvia di questo suo atteggiamento; questo lungo pregiudizio per molti anni, ora veniva in superficie; Kenton non aveva assunto abbastanza Afro-Americani (nella sua orchestra) in tutti questi anni. Molti critici furono in disaccordo. Tre anni prima di questo avvenimento, il 16 dicembre 1953, il critico di Down Beat, Nat Hentoff, aveva scritto che: "Stan è libero da ogni pregiudizio di ogni tipo, come ogni uomo che io conosco". Tuttavia, sebbene ci furono solisti Afro-Americani che suonarono nell'orchestra di Kenton, pochissimi effettivamente suonarono con lui per lungo tempo. L'ultimo esperimento di Kenton fu la sua orchestra mellofonica del 1960-1963. Nonostante le difficoltà di mantenere i 4 mellofonici in intonazione (che formavano una sezione propria e separata), questa orchestra particolare di Kenton ebbe i suoi momenti esaltanti. Tuttavia dal 1963 in poi, l'inclinazione verso le grandi big band iniziò a cambiare. Invece che usare i solisti talentuosi, Kenton enfatizzava i giovani a costo dell'originalità. Mentre gli arrangiamenti (incluso quello di Hank Levy) continuavano a cambiare, dopo la "graduazione" di Gabe Baltazar nel 1965, dove c'erano nuovi importanti allievi di Kenton (oltre che il batterista Peter Erskine e Tim Hagans). Per molti dei giovani musicisti, suonare in tour con Kenton voleva dire essere al punto massimo della loro carriera, oltre che ad un importante e precoce passo. Kenton suona Wagner (1964) fu un altro importante progetto, ma per il direttore d'orchestra l'attenzione era sull'educazione del jazz; condusse un infinito numero di clinics, e rese disponibili alle orchestre dei college e delle università le sue composizioni. Kenton continuò a dirigere e far concerti con la sua big band fino a quando non morì, nel 1979. Negli ultimi anni di vita, il geniale e carismatico Kenton spese molte energie sostenendo la musica delle big band e quello che chiamava "jazz progressivo" nelle scuole e nei college nei vari Paesi Americani. La sua intera biblioteca fu donata all'Università del Nord Texas a Denton. Fu una figura saliente nella musica americana e lasciò un indebile segno nell'arrangiamento delle big band. La musica di Kenton evolse con il tempo tra il 1960 e il 1970, anche se non era più un grande innovatore. Il suo concerto finale avvenne in Agosto nel 1978, un anno prima di morire. Visse con il figlio Lance, un membro chiave della riabilitazione per droga, condannato alla prigione per assalto e cospirazione dopo che aveva messo un serpente a sonagli nella casella postale di un avvocato. Quello che Kenton perse, comunque, fu la successiva "riscoperta" della sua musica, con molte ristampe delle sue registrazioni. Stan Kenton morì il 25 Agosto del 1979, dopo aver sofferto una settimana prima per un attacco di cuore. Fu sepolto al Westwood Village Memorial Park Cemetery, a Los Angeles. Senza dubbio la musica di Kenton alle orecchie degli ascoltatori di jazz classico come Duke Ellington, Count Basie e altri, stride alle orecchie per molte scelte musicali. In primis, un elemento che contraddistinguerà Kenton in molte sue registrazioni (e che sarà oggetto di critiche continue), è l'accostare veri e propri muri sonori di fiati (trombe, tromboni), spinti al massimo, talvolta alla dissonanza, a temi e melodie tranquille. L'imprevedibile è sempre un elemento principale in Kenton, tant'è che in molti suoi brani non si è mai in grado di capire cosa accadrà dopo: un piano solo, un tema eseguito dall'orchestra o un'esplosione astratta di note, eseguite dai fiati. Ma lo stile di Kenton arriva fino alla cinematografia: saranno infatti le musiche dei film polizieschi a influenzarlo molto, e a creare composizioni non tanto differenti dalle colonne sonore dei primi film di 007. Successivamente una passione che Kenton coltiverà per molti anni, sarà quella per la musica cubana e latina. Infatti, molte delle composizioni che scriverà e da cui trarrà ispirazione avranno come radice i ritmi cubani e africani, tant'è che si circonderà di percussionisti e di polistrumentisti: i suoi trombettisti ad esempio, nel brano Peanut Vendor, useranno percussioni durante alcuni stacchi ritmici.
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