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sabato 27 ottobre 2007

Piemonte Pinot Bianco spumante

Il Piemonte Pinot Bianco spumante è un vino DOC la cui produzione è consentita nelle province di Alessandria, Asti e Cuneo. Caratteristiche organolettiche colore: giallo paglierino odore: caratteristico, fruttato sapore: sapido, caratteristico. Baccanale è di Lawrence Alma Tadema

mercoledì 24 ottobre 2007

Pirlo

Il pirlo è il tipico aperitivo bresciano a base di vino bianco fermo, campari (o aperol) e seltz.
È simile al più famoso
spritz veneto. La degustazione del pirlo avviene normalmente la sera, prima di cena, possibilmente accompagnata da stuzzichini. Cenni Storici Secondo un'ipotesi il pirlo già esisteva prima dell'avvento del Campari e Aperol, veniva miscelato usando vino bianco fermo con aggiunta di amaro (di solito di non grande qualità ) come affermano anziani frequentatori di osterie del centro di Brescia. Secondo un'altra ipotesi "Il pirlo compare nel bresciano sicuramente dopo la seconda guerra mondiale. Difatti il noto aperitivo locale non poteva venire alla luce, ne tanto meno essere servito, se non grazie alla diffusione, da prima in Italia poi all'estero, del Campari e dell'Aperol." Origine del Nome Il nome pirlo deriva dal particolare movimento circolare che il Campari (o Aperol) fa dopo la sua caduta nel vino bianco. Nel dialetto Bresciano infatti si usa dire ho fatto un pirlo a testimonianza di una caduta non traumatica per terra. Il liquore versato, cadendo nel bicchiere, ricorda un pirlo (una caduta) andando verso il basso e tornando poi verso l'alto.Il pirlo può essere accompagnato da innumerevoli tipi di stuzzichini che prolungano a tempo indeterminato la durata dell'aperitivo. È quindi un momento gastronomico importantissimo per i bresciani che spesso lo apprezzano al punto da prolungarlo fin dopo l'ora di cena, comunque ottimamente sostituita dai buffet o dalle portate degli osti di Brescia. Inutile citare l'infinità di stuzzichini che possono affiancare l'amabile bevanda a base di prosecco (o Franciacorta) che, appunto, può essere accompagnato da qualsiasi gusto: dalla delicatezza di fresche verdure in pinzimonio, alla caliente intensità dei nachos con salsa piccante, dalla classicissima dolcezza dei formaggi lombardi all'ammiccante gusto di salumi e affettati di qualsiasi tipo. Spirito della vigna è di Apperley

Mimosa

Il Mimosa è una variante dei cocktail Bellini, Rossini e Tintoretto. Viene preparato con spremuta d'arancia e prosecco, ha un sapore fresco e rinfrescante. Il cocktail è composto da 1/3 di spremuta d'arancia e 2/3 di prosecco freddo. Il periodo ideale per gustarlo sono i mesi invernali, quando appunto maturano i frutti. Il Mimosa è tipico dell'Harry's Bar a Venezia, ma oramai si trova anche in tutto il Triveneto e oltre. Baccante è di Mary Cassat

Tintoretto

Il Tintoretto è una variante dei cocktail Bellini, Rossini e Mimosa. Viene preparato con il succo di melograno e prosecco. Si serve in flûte e ha un sapore fresco e rinfrescante. Il nome rende omaggio al pittore veneziano Jacopo Robusti Comin, detto appunto il Tintoretto. Il cocktail è composto da 1/3 di succo di melograno e 2/3 di prosecco freddo, il periodo ideale per gustarlo sono i mesi di Settembre e Ottobre, quando appunto maturano i frutti. Il Tintoretto è tipico delle città di Asolo, in provincia di Treviso. Bacco ed Ariadne è del Tintoretto

Rossini

Il Rossini è una variante dei cocktail Bellini, Tintoretto e Mimosa, messa a punto verso la metà del XX secolo. Viene preparato con purea fresca di fragola e prosecco, che adesso viene sostituto da Champagne. Si serve in flûte e ha un sapore fresco e rinfrescante. Il nome rende omaggio al compositore Gioacchino Rossini. Il cocktail è composto da 1/3 di frullato di fragole e 2/3 di prosecco (/ o Champagne) freddo. Normalmente servito in flute. La Baccante è di Paul Merwart 1887

Bellini

Il Bellini, variante del Rossini, Tintoretto e Mimosa, è un cocktail veneziano, che rende omaggio al noto pittore lagunare, a base di pesche a pasta bianca, frullate sul momento, con l'aggiunta di prosecco o champagne. Il Bellini viene servito in un flute o un bicchiere da martini, versando prima un terzo di frullato e successivamente il vino frizzante. Servire immediatamente. L'invenzione del noto cocktail è di Arrigo Cipriani, ristoratore di Venezia di fama mondiale, gestore, oltre che dell'omonimo hotel alla Giudecca, del notissimo Harry's Bar. Durante i mesi estivi, vista la disponibilità delle pesche locali, il Bellini sostituisce il più popolano spritz. Baccante dormiente è di Karoly

Spritz

Lo spritz è un aperitivo alcolico i cui natali storici hanno radici ai tempi della dominazione austroungarica nel Veneto e nel Friuli Venezia Giulia, in particolare nelle aree di Venezia e di Trieste. Nella sua forma più tradizionale, ovvero una semplice mescolanza fra acqua frizzante e vino (rosso o bianco), viene tuttora comunemente consumato a Trieste e provincia, dove alle varianti con altre bevande, più simili ad un aperitivo vero e proprio e descritte in seguito - vengono date altre denominazioni dialettali. È simile al più recente pirlo bresciano. Nel corso degli anni, la bevanda si è rapidamente diffusa nelle altre città del Friuli Venezia Giulia, del Veneto, del Trentino e anche nelle città dell'Istria e in alcune della Dalmazia. Non esiste una composizione univoca per lo spritz, ma varianti cittadine, a loro volta interpretate liberamente dai baristi, ognuno con una propria preparazione particolare. Un comune denominatore tra le varianti esistenti è comunque la presenza di vino bianco secco ed acqua minerale gassata o seltz (si può usare anche l'acqua tonica) che, quantitativamente, devono essere almeno al 40% e al 30%; il restante 30% viene completato dalle più svariate tipologie di bevande alcolche, a volte anche mischiati, con la regola non scritta di preservare una colorazione rossa del cocktail. La gradazione alcolica è quindi variabile, ma si può valutare mediamente sui 15°. A Padova ed a Venezia lo spritz viene preparato mescolando alla base di prosecco e seltz del Campari, dell'Aperol o del Cynar ed aggiungendo una fetta di limone, d'arancia o un'oliva. Nel Trentino lo spritz è altrettanto rinomato sia tra i giovani che tra gli anziani, i quali generalmente per indentificare il prodotto usano il sinonimo bianco con Aperol. Solitamente se a Trento, Rovereto o Riva del Garda (i maggiori centri delle zone di consumo) si ordina uno spritz la ricetta non cambia: si tratta di ghiaccio, Aperol, spumante e una fetta di arancia. La vera variante, nelle varie zone, è la tipologia e il gusto dello spumante. A Trento spicca per lo spumante Ferrari, come anche a Riva del Garda mentre nel roveretano e Val Lagarina oltre ai vari spumanti può variare con la sostituzione con prosecco. In una variante la seltz si sostituisce con del gin. In Alto Adige invece, similmente a quanto avviene a Trieste, lo spritz viene servito alla maniera originale austriaca, ossia con vino bianco ed acqua. Lo spritz come inteso nel Veneto, in Alto Adige viene servito sotto il nome di veneziano. Nel Veneto lo spritz è un vero rituale popolare, che coinvolge fin dalla tarda mattinata giovani ed anziani. È senza dubbio l'aperitivo più consumato, diffuso e contestato, un tradizionale viatico per la socialità nonché un simbolo della frizzante atmosfera cittadina. Nelle osterie di campagna, come nei bar del centro, lo spritz è servito con gli immancabili cicchetti (stuzzichini), con prodotti soprattutto della zona: affettati, formaggi, verdure grigliate, pesce a seconda delle località, di mare o montagna, cambiano gli abbinamenti, ben presentati nei banconi dei locali. Rispetto al Pirlo bresciano, lo spritz, oltre ad avere una tradizione molto più antica, fa parte ormai del costume, non solo di un'unica città, ma di tre regioni, Slovenia e Croazia, che conservano ancora molte tradizioni legate alla cultura Veneta dove l'aperitivo è chiamato Spritzen. Di recente, vista la notorietà dell'aperitivo, alcune note marche di liquori hanno utilizzato il nome Spritz per indicare un loro prodotto, questo non fa altro che aumentarne la "fama". Il luogo dove è più consolidato il rituale dello spritz è Padova in Piazza delle Erbe e Ghetto, di seguito Campo Santa Margherita a Venezia, Porta San Tommaso a Treviso, zona Piazza Matteotti a Udine, Piazza delle Erbe a Verona, Piazza delle Erbe e Piazza dei Signori a Vicenza, Spiaggia del Faro e nei numerosi locali lungo via Bafile a Jesolo Lido, Piazza Unità d'Italia a Trieste, al Bar Roma a San Donà di Piave , Piazza Libertà e Ponte Vecchio a Bassano del Grappa, Piazza Giorgione a Castelfranco Veneto, sotto la Loggia dei Grani a Montebelluna, al Centrale di Asolo, nei blasonati locali in Corso Italia a Cortina d'Ampezzo, Piazza Cima a Conegliano Veneto a Chioggia, è di tradizione consumare lo spritz, nelle osterie lungo i canali, accompagnato con pesce allo "scòta deo" (appena grigliato).Origini Le origini sono ignote, tuttavia sembra che una parte non indifferente nella diffusione dello spritz l'abbiano avuta i soldati dell'Impero Austriaco di stanza in quella che fu la Repubblica Serenissima i quali, per stemperare l'elevata gradazione alcolica dei vini veneti, li avrebbero allungati con acqua; da qui si vuole l'origine del nome, che dovrebbe derivare dal verbo tedesco "spritzen", che significa "spruzzare", il gesto appunto di allungare il vino con l'acqua. Un'altra teoria racconta invece che il nome deriverebbe da un vino austriaco, più precisamente della regione di Wachau. Negli anni successivi, il costume si sarebbe diffuso ad altre città, con l'introduzione progressiva di varianti che, come tocco di colore, prevedevano l'aggiunta di alcolici di colore rosso, quali l'Aperol, il Campari, il Cynar, il Bitter, il Select (quasi esclusivamente, quest'ultimo, nella città di Venezia) o di colore nero come la China Martini. La Baccante è di Bouguereau

lunedì 22 ottobre 2007

Cognac

Il re dei distillati di vino, frutto dell'ingegnosità dell'uomo e della generosità della natura, un capolavoro unico nel suo genere Il cognac è un distillato di vino che viene sottoposto ad un lungo periodo d'invecchiamento in botti di rovere. Il cognac è sostanzialmente un brandy, ottenuto dalla distillazione dei vini prodotti in una particolare zona della Francia che si trova intorno alla città che porta lo stesso nome del celebre distillato. Cognac è una graziosa cittadina dove gli ambienti paesani, plasmati dagli anni, ricordano tradizioni vecchie come il cognac, dove il profumo della “part des anges” permea l'aria ed il ricordo di storie, ormai lontane, sopraggiungono liberando la mente dalla frenetica corsa verso il tempo. Le prime informazioni scritte sul cognac risalgono al 1638 e la prima distillazione su larga scala sembra risalire intorno al XVII secolo. Dove si Produce L'origine del cognac risale al seicento. La zona di produzione è localizzata in Francia, precisamente nella regione della Charentes, con una piccola parte della Dordogna e di Deux Sèvres. La regione, ubicata ad Ovest della Francia, a nord di Bordeaux e con una superficie di circa 80.000 ettari, è favorita da un clima particolarmente adatto alla coltivazione della vite. Proprio in questa regione avviene l'incontro del clima Atlantico con quello interno continentale e l'intera regione di produzione detiene l'appellativo AOC (Appellation d'Origine Contrôlée). La zona è stata disciplinata dalla cosiddetta “carta dei cru”, sancita nel 1909, la quale divide in sei zone ufficiali di produzione di vino, dette appunto “cru”. Queste zone prendono il nome di: Grande Champagne - Produce cognac molto raffinati e leggeri, con un aroma dominante di fiori, e che richiede un lungo invecchiamento per raggiungere la piena maturità Borderies - Situata a nord della città di Cognac, grazie al suo particolare microclima produce acqueviti dolci e rotonde che maturano generalmente più in fretta rispetto a quelle della Champagne Petite Champagne - Grazie all'influsso del clima oceanico, i cognac prodotti in questa zona sono caratterizzati da un'eccellente finezza, esattamente come quelli della Grande Champagne Fins Bois - Produce cognac rotondi e corposi, con aromi dominanti di frutta e che invecchiano rapidamente Bons Bois - In questa zona, che circonda interamente quella dei Fins Bois, si producono cognac piuttosto ruvidi e aggressivi e che generalmente invecchiano in tempi brevi Bois à Terroir o Bois Ordinaire - Situata lungo la costa dell'oceano Atlantico, produce acqueviti con un pronunciato gusto terroso e più ordinarie. La suddivisione delle zone è stata determinata in base al tenore calcareo del terreno e in base al clima locale. Per tutelare ulteriormente la qualità del prodotto si è deciso di regolamentare anche il tipo di vitigno ammesso per la produzione dell'acquavite. L'uva principale utilizzata per la produzione del cognac è l'Ugni Blanc, il nome con cui in Francia è noto il Trebbiano Toscano e localmente detto Saint-Emilion. Altre uve utilizzate per la produzione del cognac, seppure in modo marginale, sono la Folle Blanche e il Colombard. I vini prodotti con queste uve sono molto leggeri, con bassa gradazione alcolica ed un alto tenore di acidità, particolarmente adatti alla distillazione. Ogni zona ha un clima e un terreno proprio che contribuiscono a caratterizzare ogni vigneto producendo vini, quindi acqueviti, con qualità organolettiche e capacità d'invecchiamento diverse. La zona e la materia prima non sono gli unici fattori a caratterizzare l'acquavite: nella produzione di cognac la tecnica di distillazione assume un'importanza fondamentale. I vini della “Grande Champagne” e della “Petite Champagne” producono acqueviti molto aromatiche, dai toni floreali e fruttati, che si rivelano molto eleganti dopo un lungo invecchiamento. Dalla zona di “Borderies” provengono famose acqueviti con il caratteristico aroma di violetta, e se lasciate invecchiare dopo diversi anni, acquistano corposità e morbidezza. Le zone dei “Bois” producono i distillati più robusti, e grazie alla loro capacità di invecchiare velocemente, sono molto apprezzati nella realizzazione degli assemblaggi. La Produzione del Cognac I vini provenienti dai diversi cru vengono portati alle distillerie durante l'inverno e vengono distillati separatamente in modo da conservare le proprie caratteristiche e qualità. In questa fase viene tenuta in considerazione ogni differenza: ogni peculiarità deve essere protetta dall'uniformità, la quale sarà demandata al momento dell'assemblaggio. Il processo di distillazione avviene tra il 1 settembre ed il 31 marzo, un periodo rimasto sostanzialmente immutato nel tempo, utilizzando alambicchi conosciuti con il nome di “Charentais” e che risalgono al XV secolo. Gli alambicchi vengono costruiti rigorosamente in rame, che oltre a garantire una buona resistenza e un'alta conducibilità termica, permette di bloccare gli acidi grassi impedendone lo sviluppo. Questa caratteristica consente di evitare il rischio di contaminare il distillato con odori e gusti sgradevoli. Le caldaie degli alambicchi hanno la forma di una cipolla sormontate da un capitello che serve a raccogliere e convogliare i vapori. Dalla sommità del capitello parte un tubo, detto “collo di cigno”, collegato alla serpentina che dall'alto della caldaia si immerge in un liquido refrigerante per poi uscire verso il contenitore in cui si raccoglie il distillato. Il procedimento consiste in due ebollizioni che prendono il nome di “chauffes”. Questo processo di doppia distillazione, permette di ottenere acqueviti di particolare finezza e purezza, una tecnica di distillazione che non ha subito variazioni nel corso del tempo. La distillazione inizia immettendo il vino nella caldaia. Il vino scaldato a temperatura moderata, per circa 8-10 ore, emette vapori alcolici che salgono verso l'alto e passano nel circuito della serpentina. In questa fase i vapori si raffreddano e condensano uscendo dall'altra estremità del circuito dove vengono raccolti in un apposito recipiente. Dalla prima fase si ottiene un liquido lattiginoso, denso, con scarsi profumi e basso tenore alcolico, detto “bruillis”. Terminata la prima ebollizione il procedimento viene ripetuto utilizzando il distillato “grezzo” come materia prima. La seconda ebollizione, detta in gergo “la bonne chauffe”, è la più importante e dura circa 12 ore. È un'operazione molto delicata che richiede una grande esperienza da parte degli operatori, i quali sono preposti a scartare il condensato di testa e di coda, cioè la prima e l'ultima parte, tenendo solo la parte centrale, il famoso “cuore” del distillato. Il prodotto ottenuto dalla prima distillazione ha una gradazione piuttosto bassa, mentre la seconda restituisce un distillato con gradazione alcolica notevolmente superiore di circa 70 gradi. Il termine di queste due distillazioni rappresenta solamente la prima fase della produzione: il prodotto ottenuto ha bisogno di altre due fasi di lavorazione per diventare il cognac che sarà finalmente commercializzato. La fase successiva è l'invecchiamento. Il distillato viene posto in botti da 350 litri costruite con legno di rovere proveniente dalle foreste del Limousin e dalla foresta di Tronçais. Questo particolare legno conferisce al cognac un colore ambrato trasferendo lentamente i propri aromi al distillato oltre a tannini e lignina. La porosità del legno permette anche di far evaporare in media una quantità non indifferente di cognac e stimata in centinaia di botti all'anno: la cosiddetta “part des anges”, cioè la parte degli angeli. L'invecchiamento è una fase che può durare da un minimo di 30 mesi fino a decine di anni. Il massimo invecchiamento per un cognac è di 60 anni, oltre questo periodo assume un carattere duro e amaro. La durata dell'invecchiamento dipende dal tipo di vino utilizzato, dalle decisioni dei produttori e dal clima. La nascita di un cognac avviene a piccoli passi, tutti molto importanti, poiché ognuno di essi contribuisce alla qualità finale. Nemmeno i cognac stravecchi rimangono in botte più del necessario: vengono travasati in damigiane, chiamate “bonbonnes”, e conservate in locali speciali chiamati “paradis”. L'ambiente di cantina viene tenuto sotto stretta sorveglianza. Un ambiente con le giuste percentuali di umidità permette il corretto rilascio di acqua ed alcol dalle botti: una condizione che deve rimanere costante nel tempo e per tutta la durata dell'invecchiamento. Le cantine dove vengono conservate le botti di cognac hanno le pareti grigie: questo colore non è dato dall'uomo ma da un fungo microscopico detto Torula Compniacensis, che si sviluppa in queste particolari condizioni e che si nutre dei vapori d'alcol che si disperdono dalle botti.
L'ultima fase della produzione, dopo l'invecchiamento, è la miscelazione, il cosiddetto assemblage. Questa delicata operazione è svolta dal “maestro di cantina” (maitre de chai), il quale decide il tempo d'invecchiamento di ogni singolo cognac. Questa fase prevede la diluizione e la miscela di cognac di annate e vigneti diversi in modo da ottenere il massimo della qualità: un prodotto armonioso ed uniforme. Tradizionalmente la maggioranza delle distillerie utilizza acqueviti più vecchie di quelle previste dalla legge in modo da ottenere un assemblage particolarmente favorevole o per mantenere alta e costante la qualità del prodotto. L'assemblage prevede la diluizione con acqua di sorgente, o distillata, in modo da ridurre la gradazione alcolica fino a circa 40 gradi. Il cognac viene infine imbottigliato ed avviato al processo di distribuzione che lo farà arrivare nei negozi di tutto il mondo. La qualità di un cognac è determinata anche dal suo invecchiamento che non è espressa in anni ma con delle sigle prestabilite. L'età del cognac più giovane utilizzato nell'assemblaggio determina la denominazione d'invecchiamento. Inoltre, contrariamente al vino, l'età del cognac è calcolata in base al tempo trascorso nelle botti mentre il tempo trascorso in bottiglia non influisce sull'invecchiamento dell'acquavite. Le definizioni utilizzate per indicare l'età del cognac vengono così stabilite: Se l'acquavite più giovane usata per l'assemblaggio ha un'età fino a quattro anni e mezzo, il cognac è definito come VS (Very Superior) o Trois Etoiles (tre stelle) Se l'acquavite più giovane ha un'età compresa fra i quattro anni e mezzo e i sei anni e mezzo, il cognac è definito come VSOP (Very Superior Old Pale), VO (Very Old) o Réserve
Se l'acquavite più giovane ha un'eta maggiore di sei anni e mezzo, il cognac è definito come Vieille Reserve (Vecchia Riserva), Grande Réserve (Gran Riserva), Royal, Vieux (Vecchio), XO (Extra Old), Napoléon. Generalmente si tratta di cognac con qualità eccezionali I termini Hors d'Age e Paradis possono essere utilizzati nel caso in cui l'acquavite più giovane abbia un'eta maggiore di sei anni e mezzo, tuttavia sono spesso utilizzati per cognac che hanno oltre 50 anni di età Nel caso in cui almeno il 50% delle acquaviti destinate all'assemblaggio provengono dalle zone di Grande Champagne e Petite Champagne, il cognac ottenuto può vantare la denominazione di “Fine Champagne”. Come si Degusta il Cognac Il bicchiere più indicato è senz'altro quello a tulipano che con il suo restringimento superiore convoglia verso il naso tutti i profumi del distillato. I buongustai lo preferiscono liscio, nei caratteristici bicchieri a forma di tulipano o a forma di palloncino, alla temperatura ideale di circa 20°-22°, se necessario scaldato unicamente con il tenue calore della mano che aiuta a liberare tutti i suoi aromi unici ed inconfondibili. Nella stagione invernale viene usato anche come base per molte bevande calde, mentre in estate può essere usato per la preparazione di long drink molto dissetanti. Naturalmente figura tra gli ingredienti di numerosi cocktail poiché contribuisce con il suo bouquet ad arricchire e caratterizzare ogni creazione del “bere miscelato”. Sono molti i cocktail internazionali che prevedono l'uso del cognac, fra i più famosi citiamo il Sidecar, il cui nome deriva dal suo inventore: un postino. Sembra che un postino, che utilizzava il sidecar come mezzo per la consegna della posta, durante le fredde serate d'inverno si fermasse al bistrot, che si trovava lungo la strada, chiedendo cognac con ghiaccio e cointreau. Da qui la ricetta 2/4 di cognac, 1/4 di cointreau, 1/4 di succo di limone. Il cognac consente inoltre interessanti abbinamenti, peraltro molto celebri, come quello con il cioccolato. Fra i fumatori è molto frequente l'abbinamento del cognac con i sigari: un matrimonio, pare, felicemente riuscito. http://www.diwinetaste.com/dwt/it2004017.php

Curiosità: Il cognac era italianizzato in arzente durante il fascismo. Una convenzione italo - francese ( 1 Gennaio 1950 ) stabilisce che il termine " Brandy " si usa solo per i distillati di vino fatti in Italia. Il termine usato in Francia è invece " Cognac " .

Pellaro

Il Pellaro è un vino ad Indicazione Geografica Tipica (IGT) la cui produzione è consentita nella provincia di Reggio Calabria. Caratteristiche organolettiche colore: rosso rubino con leggere sfumature porpora.
odore: intenso, è delicatamente fruttato con note di lampone e mela. sapore: fine, morbido, di vellutata eleganza.
Cenni storici Il suo nome deriva dalla zona di origine a sud di Reggio Calabria: Pellaro. È uno del più rinomati vini rossi della viticoltura calabrese. Viene prodotto su colline a terrazzo, dal terreno sabbioso e asciutto, soleggiate e ad una altitudine di 100m s.l.m. Si vendemmia verso metà settembre; dopo pigiate, le uve vanno lasciate a fermentare per 48/60 ore, poi pressate e il mosto messo in serbatoi di acciaio a temperatura controllata, dove resterà fino al primo travaso nel mese di novembre. Dopo altri travasi a febbraio e maggio, il vino viene messo in botti di legno castagno per circa due mesi e poi messo in bottiglia a 18 mesi dalla vendemmia dove affinerà per almeno due mesi. La gradazione alcoolica a di 14°. Abbinamenti consigliati il Pellaro si abbina perfettamente a carni rosse, cacciagione, insaccati e formaggi stagionati. Da servire a 18°-20°. Dipinto di L.A.Tadema

venerdì 19 ottobre 2007

Trentino Moscato Rosa liquoroso

Il Trentino Moscato Rosa liquoroso è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Trento. Caratteristiche organolettiche colore: rosato granato chiaro. odore: delicato, gradevolmente aromatico. sapore: dolce, pieno, gradevole, talvolta alcolico.(Baccante a riposo è di Sorolla)

mercoledì 17 ottobre 2007

Colli Orientali del Friuli bianco superiore


Il Colli Orientali del Friuli bianco superiore è un vino DOC la cui produzione è consentita nella provincia di Udine.Caratteristiche organolettiche colore: giallo paglierino più o meno intenso odore:
delicato, gradevole, armonico sapore: asciutto, vivace. Wiki La Bacchante è di Rae

lunedì 15 ottobre 2007

Chianti

Il Chianti è uno dei vini rossi italiani maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo.
Viene prodotto in
Toscana, ed è spesso associato alla tradizionale forma del contenitore utilizzato ancora oggi per la vendita, il fiasco, una bottiglia dal collo stretto e dalla base molto larga ricoperta di paglia.
Il nome Chianti oggigiorno identifica una
zona geografica (in gran parte collinare) della Toscana centrale, caratterizzata da differenti condizioni geologiche, fisiche e climatiche, compresa fra le province di Firenze e di Siena. In questa zona specifica viene prodotto il vino Chianti Classico, facente anch'esso parte della DOCG Chianti (DM. 5/08/96 e succ. mod.) ma avente sin dal 1996 un disciplinare di produzione autonomo. All'interno della zona del Chianti Classico si trova il nucleo originario del Chianti, ovvero i comuni di Gaiole, Radda e Castellina; cioè la vecchia provincia del Chianti così come definita da Ferdinando III di Toscana. La produzione del Chianti avviene in una zona che comprende, oltre le province di Firenze e Siena, anche le province di Arezzo ad est del Chianti, Pisa e Pistoia a ovest e Prato (a nord).Cenni storici Il nome L'origine del nome Chianti non è certa: secondo alcune versioni potrebbe derivare dal termine latino clangor (rumore), a ricordare il rumore delle battute di caccia effettuate nelle foreste di cui era ricca la zona; secondo altre versioni il nome deriverebbe dall'etrusco clante, nome di famiglie etrusche diffuso nella zona, o sempre dall'etrusco clante (acqua) di cui la zona era, ed è, ricca, favorendo la crescita delle uve. L'evoluzione geografica I primi documenti in cui con il nome Chianti si identifica una zona di produzione di vino (ed anche il vino prodotto) risalgono al XIII secolo, e si riferiscono alla Lega del Chianti costituita a Firenze per regolare i rapporti amministrativi con i terzieri di Radda, Gaiole e Castellina (attualmente compresi nella zona di produzione del Chianti Classico), produttori di un vino rosso a base di Sangiovese. L'insegna della Lega del Chianti era un Gallo Nero in campo dorato, e questo simbolo è divenuto l'emblema del Consorzio del Vino Chianti Classico; uno delle due associazioni di tutela del Chianti. L'altra è il Consorzio Vino Chianti. Il 24 settembre 1716 a Firenze il Granduca Cosimo III de' Medici emanò il Bando Sopra la Dichiarazione dé Confini delle quattro Regioni Chianti, Pomino, Carmignano, e Val d'Arno di Sopra, nel quale venivano specificati i confini delle zone entro le quali potevano essere prodotti i vini citati (in pratica una vera e propria anticipazione del concetto di Denominazione di Origine Controllata), ed un Decreto con il quale istituiva una Congregazione di vigilanza sulla produzione, la spedizione, il controllo contro le frodi ed il commercio dei vini (una sorta di progenitore dei Consorzi). Successivamente Ferdinando III di Toscana suddivise il Granducato di Toscana in comunità e province; la provincia del Chianti era costituita dalle comunità di Radda, Gaiole e Castellina. Nel 1932 il Governo italiano decide di ampliare notevolmente la zona di produzione del Chianti. Questo nuovo Chianti viene diviso in sette sottozone: Classico (comprendente il vecchio Chianti più nuovi territori a sud e soprattutto a nord), Colli Aretini, Colli Fiorentini, Colline Pisane, Colli Senesi, Montalbano e Rùfina. Nel 1967 viene effettuato un ulteriore ampliamento che porta ai confini odierni. Nel 1996 viene costituita la sottozona Montespertoli ricadente tutta nel territorio dell'omonimo comune in Provincia di Firenze; territorio prima parzialmente ricompreso nella sottozona Colli Fiorentini e parzialmente nell'area generica Chianti. Sempre nel 1996 la sottozona Classico si dota di disciplinare autonomo rispetto alle altre sottozone. L'evoluzione degli uvaggi Fino a tutto il 1700 il vino della zona del Chianti veniva prodotto utilizzando solo le uve del vitigno sangiovese; dai primi anni dell'ottocento si iniziò ad applicare la pratica di mescolare varietà diverse di uve per migliorare la qualità del vino prodotto (uvaggio). In quel periodo vennero sperimentate varie miscele, ma fu il Barone Bettino Ricasoli intorno al 1840 a divulgare la composizione da lui ritenuta più idonea per ottenere un vino rosso piacevole, frizzante e di pronta beva e che sarebbe poi diventata la base della composizione ufficiale del vino Chianti[1]: 70% di Sangioveto (denominazione locale per il Sangiovese), 15% di Canaiolo, 15% di Malvasia; e l'applicazione della pratica del governo all'uso Toscano; tale formula, alla quale successivamente venne aggiunto anche un vitigno a bacca bianca, il Trebbiano, viene utilizzata ancora oggi, seppur in via minoritaria. La maggior parte dei produttori utilizza oggi o solo sangiovese o sangiovese con l'aggiunta di piccole quantità di merlot e/o di cabernet sauvignon. La Denominazione di Origine Controllata (DOC) Chianti venne autorizzata con D.P.R. 9 agosto 1967. Governo all'uso toscano Nella vinificazione è ammessa la tradizionale pratica enologica del governo all'uso Toscano, che consiste in una lenta rifermentazione del vino appena svinato con uve dei vitigni autorizzati leggermente appassite. Chianti riserva Il vino Chianti, se sottoposto ad un invecchiamento di almeno due anni, di cui almeno tre mesi di affinamento in bottiglia, può aver diritto alla qualifica Riserva purché, all'atto dell'immissione al consumo, abbia un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 12%. I vini Chianti prodotti nelle sottozone Colli Aretini, Colli Senesi', Colline Pisane, Montalbano, Montespertoli per aver diritto alla qualifica Riserva, dovranno essere sottoposti ad un invecchiamento di almeno due anni, di cui almeno tre mesi di affinamento in bottiglia, e dovranno avere un titolo alcolometrico volumico totale minimo del 12,5%. Inoltre per i vini Chianti prodotti nelle sottozone Colli Fiorentini e Rufina l'invecchiamento previsto dovrà essere effettuato per almeno sei mesi in botte e tre in bottiglia. Il periodo di invecchiamento viene calcolato a decorrere dal 1 gennaio successivo all'annata di raccolta delle uve.
Bottiglie Per i vini Chianti è consentita l'immissione al consumo soltanto in recipienti di vetro, e più precisamente per i vini con i riferimenti alle sottozone o a specificazioni aggiuntive, per capacità pari o superiore a 0,375 litri, solo in bottiglia di tipo bordolese di volume non superiore a 5 litri, o nel tipico fiasco toscano di volume non superiore a 2 litri. Caratteristiche organolettiche I vini a denominazione di origine controllata e garantita Chianti, all'atto dell'immissione al consumo, devono possedere le seguenti caratteristiche organolettiche: colore rubino vivace, tendente al granato con l'invecchiamento;
odore intensamente vinoso, talvolta con profumo di mammola e con più pronunziato carattere di finezza nella fase di invecchiamento; sapore armonico, asciutto, sapido, leggermente tannico, che si affina col tempo al morbido vellutato. Il prodotto dell'annata che ha subito il governo presenta vivezza e rotondità. Zona di produzione La zona di produzione comprende tutti o parte dei comuni nelle province di Arezzo, Firenze, Pisa, Pistoia, Prato e Siena. Wiki. Dipinto di Apperley/Uva negra

domenica 14 ottobre 2007

Bordeaux

Il Bordeaux è uno dei vini francesi maggiormente conosciuti ed apprezzati in tutto il mondo. Viene prodotto nei dintorni della città di Bordeaux, nel dipartimento della Gironda, nelle terre situate lungo i fiumi Garonna e Dordogna. I vini Bordeaux sono rossi, bianchi secchi o liquorosi, o rosé, e sono elaborati soprattutto a partire dai seguenti vitigni: Cabernet franc, Cabernet-Sauvignon, Merlot per i vini rossi; Sauvignon, Sémillon e Muscadelle per i vini bianchi. Storia Le vigne sembrano essere presenti nel bordolese fin dall'antichità: i notai di Burdigala (Bordeaux) avrebbero deciso di creare i propri vigneti a causa dei prezzi elevati dei vini italiani e narbonesi, importati dai negozianti romani. Nel XII secolo, l'Aquitania diventa un ducato inglese in seguito al matrimonio di Eleonora d'Aquitania con Henri Plantagenêt, conte di Angiò e re di Inghilterra sotto il nome di Enrico II. Il commercio vinicolo si sviluppa. Nel XIII secolo, il re di Francia conquista La Rochelle, porto esportatore di vini bordolesi; conseguentemente, Bordeaux diventa un porto esportatore di vini privilegiato a destinazione britannica. Il re d'Inghilterra concede quindi importanti privilegi fiscali ai negozianti bordolesi: i vigneti si estendono verso le zone di Libourne. All'epoca, il vino, ottenuto miscelando uve di colore diverso, era chiaro, da cui il nome usato in Francia e Inghilterra di claret. A partire dal XVI secolo i vitigni iniziano ad assumere una struttura simile a quella dei filari presente oggi. Nel XVII secolo gli uomini d'affari olandesi causano una importante mutazione nel commercio europeo, che vede l'espansione di nuove bevande quali la cioccolata, il caffè o il , assieme a nuove birre e al gin. Gli olandesi incoraggiano la produzione di vini che prediligono, quali i vini bianchi dolci o scuri, non solo nel bordolese ma a Cahors e nella penisola iberica (ad esempio, i primi vini di Porto). Il Bordeaux deve fare fronte a numerosi concorrenti. Grand cru La famiglia bordolese Pontiac sceglie quindi di migliorare la qualità della coltivazione del suo vino: il territorio e le vigne sono curate, i vini vengono messi in barrique nuove e di quercia. Approfittando di un albergo di sua proprietà a Londra, la famiglia Pontiac fa conoscere i suoi vini in Inghilterra, che sono così apprezzati che finiscono per essere venduti più cari degli altri Bordeaux. Anche gli altri negozianti seguono quindi questa strada, che si rivela vincente: i vigneti si estendono ulteriormente fino al Médoc e al Sauternes, e nelle regioni di Blaye e Bourg. Vengono creati i grandi vigneti del Médoc ed i grand cru bordolesi. Durante il Secondo Impero francese i grandi vini rossi di Saint-Émilion, Fronsac e Pomerol diventano i vini di prima qualità della produzione bordolese. Geografia I vigneti di Bordeaux si distinguono per la loro posizione geografica rispetto alla Garonna: vigneti del Médoc: si trovano sulla riva sinistra del fiume Gironda, da Saint-Vivien-de-Médoc al nord fino a Bordeaux al sud. vigneti dei Graves: al sud di Bordeaux, lungo la Garonna, fino a Langon. vigneti di Blaye e Bourg: tra la riva destra della Gironda e la frontiera del dipartimento della Charente-Maritime. vigneti del libournese: riva destra della Dordogna, da Libourne a est fino al limite del dipartimento della Dordogna a ovest. vigneti Entre-Deux-Mers (tra i due mari): tra la Dordogna e la Garonna all'interno del dipartimento della Gironda.Wiki. In vino veritas è di Von Stuck