
26 agosto VIGNALE (Novara)
Già da oltre 3 mesi è trascorso il termine fissato dal Governo di Salò per la chiamata alle armi. Il 25 maggio era l'ultimo giorno per non essere considerati "fuorilegge" e passati per le armi. La maggior parte dei giovani è salita in montagna con i partigiani; altri sono "imboscati" nelle Todt, altri hanno raggiunto la Svizzera ed altri ancora sono nascosti in casali. Nei giorni seguenti al ferragosto del '44 vengono catturati 13 giovani di cui 9 contadini e 4 operai che vengono condotti nel carcere di Novara. Nei giorni precedenti, le bande partigiane avevano compiuto atti di sabotaggio a treni e ponti locali. I 13 giovani furono immediatamente considerati dal Questore e "boia" Martino e dai suoi sgherri come carne pronta da portare al macello. Nelle prime ore del 26 agosto, Martino fa il suo ingresso nel carcere ed ordina che gli vengano immediatamente consegnati i 13 giovani. A nulla valgono le intercessioni del Monsignore della diocesi di Novara. Con la scusa di ricostruire i 2 ponti fatti saltare dai partigiani i prigionieri vengono divisi in 2 gruppi: sul ponte della Statale rimangono: Giovanni e Natale Diotti, Fausto Gatti, Renato Crestontini, Erminio Sala, Secondo Passera, Iginio Mancini; sono spinti verso il Ponte della Ferrovia: i fratelli Orione e Spartaco Berto, Antonio Denti, Pietro Molinari, Giuseppe Schiarlini e Angelo Saini. La maggior parte dei giovani non supera i 18 anni. Nel frattempo i Militi si danno da fare per convogliare la popolazione di Vignale verso i 2 ponti. Martino dà alcuni ordini, i Militi formano 2 semicerchi attorno ai prigionieri che vengono colpiti da raffiche di mitra. La gente di Vignale costretta ad assistere all'eccidio rimane impietrita; gli sgherri di Martino sghignazzano. www.anfim.it
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