giovedì 6 settembre 2007

Addio Maestro


MEHTA: «LA SUA VOCE STA INCANTANDO TUTTO L' UNIVERSO» - «Da oggi comincia una nuova vita per l'anima e per la meravigliosa voce di Luciano». Così, Zubin Mehta, direttore principale del Maggio Musicale Fiorentino, sulla scomparsa «dell'amico Pavarotti - ricorda in una nota il Maggio -, che poco tempo fa era andato a trovare nella casa modenese del tenore». Il Maestro indiano era legato a Pavarotti da un lungo e profondo sodalizio artistico e umano. «Una vita che conduce all'eternità - dice Zubin Mehta -: anche in questo momento la sua voce sta incantando tutto l'universo, ovunque lui ora si trovi, ne sono sicuro. Mentre parlo, non c'è radio o televisione che non stia trasmettendo in ogni parte del mondo il suo canto e la sua immagine: così il suo ricordo non finirà mai, e potremo sentirlo sempre fra noi. Io sono felice di aver potuto fare tanta musica insieme a Pavarotti, concerti, opere e dischi: Luciano aveva un'aura speciale, emanava positività, e i nostri incontri sono tutti stati occasioni che porterò sempre nel mio cuore».
«Ricordatemi come cantante d'opera»
Scriveva Pavarotti sul web: «Spero che l'amore per la lirica rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita»
Luciano Pavarotti (Ansa)«Spero di essere ricordato come cantante d'opera, ovvero come rappresentante di una forma d'arte che ha trovato la sua massima espressione nel mio Paese, e spero inoltre che l'amore per l'opera rimanga sempre di importanza centrale nella mia vita». Così Luciano Pavarotti in una sorta di testamento artistico pubblicata parecchi mesi fa sul suo sito internet, all'epoca del «Farewell tour» poi interrotto per i problemi di salute, e tuttora presente sul web. «Fortunatamente la vita ci presenta momenti assai diversi - scriveva il maestro - E come tanti miei predecessori, compreso il grande Caruso, amo la diversità musicale dei brani scritti per voce di tenore. La letteratura per tenore è la più variegata di tutte. In qualsiasi lingua, e in confronto ad altri generi, contiene la gamma di emozioni più ampia».
06 settembre 2007
Pavarotti, la voce dell'Italia nel mondoDal bel canto alla lirica negli stadi
di ROSARIA AMATO
Pavarotti, la voce dell'Italia nel mondo
ROMA - Nel pubblicare i dati delle vendite dei biglietti, a maggio, il nuovo general manager del Metropolitan di New York, Peter Gelb, ha spiegato in modo asciutto che "è passato il tempo in cui Luciano Pavarotti o Placido Domingo facevano il tutto esaurito" soltanto con la loro presenza in cartellone, e che il futuro del belcanto dipende da una serie di fattori, tra i quali il direttore d'orchestra, un cartellone attraente. E' possibile, almeno finché sulla scena non ci sarà un altro Pavarotti. Un nome che verrà ricordato tra i grandi del firmamento della lirica, il simbolo vivente di una tradizione che ha radici lontane, ma sempre maggiori difficoltà a trovare ancora i suoi campioni. C'è chi ha scritto che la popolarità di Pavarotti ha superato quella del grandissimo Enrico Caruso. La critica si divide, in tanti lo hanno demolito per le scelte giudicate troppo popolari degli ultimi anni, dai concerti dei Tre Tenori, con Domingo e José Carreras, ai tanti duetti con i divi pop del momento in Pavarotti & Friends, il grande concerto di beneficenza organizzato per anni dal tenore modenese. Ma nessuno potrà mai negarne la grandezza, a prescindere dalla popolarità. Nei teatri di tutto il mondo il pubblico è impazzito per le interpretazioni di Luciano Pavarotti. Si ricordano ovazioni storiche: il 24 febbraio alla Deutsche Oper di Berlino venne applaudito per un'ora e sette minuti, i giornali scrissero che c'erano state 165 chiamate. Ad ascoltarlo nel giugno del 1993 al Central Park c'erano mezzo milione di persone. Sono caratteristiche di un divo, un cantante lirico come ce ne sono pochissimi nella storia, una leggenda del belcanto, che non verrà cancellata dal fatto che negli ultimi anni Pavarotti si sia trascinato faticosamente in un lunghissimo tour di addio, che forse non sarebbe mai finito, se a mettere la parola fine non fosse arrivato qualcosa di davvero definitivo, la morte. "Cari amici - scriveva recentemente Pavarotti sul suo sito ufficiale - alcune settimane fa ho iniziato una nuova tournée internazionale che mi porterà in molti paesi del mondo, alcuni dei quali ho visitato nel corso della mia più che quarantennale carriera". "Addio - scriveva ancora il tenore - ha il sapore un po' amaro della chiusura, del distacco permanente, mentre so in cuor mio che difficilmente riuscirò a mettere la parola fine a questo capitolo, e chiudere la porta a chiave...". Ma anche quando non ha più potuto essere un applauditissimo Rodolfo, il ruolo di protagonista della Boheme di Puccini con il quale aveva debuttato a Reggio Emilia nel lontanissimo 29 aprile 1961, e ha dovuto mettere fine alle rappresentazioni e incisioni delle sue opere preferite, Lucia di Lammermoor, Turandot, Un ballo in maschera, Rigoletto, Madama Butterfly, Macbeth, ma l'elenco è lontano dall'essere esaustivo, Pavarotti non ha rinunciato a essere cantante, uomo di spettacolo nel senso pieno del termine, protagonista. Lo è stato persino quando ha dovuto restituire al fisco i 24 miliardi dovuti in seguito a un complesso accertamento: messo alle strette, ha scelto di pagare con un gesto plateale, la consegna dell'assegno all'allora ministro delle Finanze Ottaviano Del Turco nella sede del ministero, con tanto di fotografi e giornalisti lì per registrare la storica stretta di mano...Tanto che poi lo stesso ministro dovette ammettere che Pavarotti da grande evasore si era elegantemente trasformato in un importante testimonial antievasione. La lirica ha sempre avuto il suo lato popolare, ancora alla Scala, e non solo, si ricordano gli scontri tra i fan di Maria Callas e quelli di Renata Tebaldi. E certo della Callas si ricordano le vicende sentimentali, dal matrimonio con Meneghini alla relazione con Onassis. Ma forse mai il pubblico si è appassionato alle vicende personali di un cantante lirico come a quelle di Pavarotti: le voci sulla relazione con l'allora segretaria Nicoletta Mantovani, le fotografie alle isole Barbados, nel 1996, che sancirono la separazione dopo 25 anni di matrimonio con la moglie Adua Veroni, dalla quale aveva avuto tre figlie. E poi il matrimonio con Nicoletta nel 2003, la nascita di Alice e la morte del gemellino, Riccardo, dopo una gravidanza estremamente difficile. "Quando è nata era così minuta e debole, ma ha dimostrato presto di avere grinta da vendere", ha raccontato recentemente Pavarotti a un settimanale. Di tutte queste esperienze, quelle più applaudite, la carriera di tenore 'puro', quella di divo del pop, Pavarotti non ha mai rinnegato niente e non ha mai accettato 'rimproveri'. 'Big Luciano', come era soprannominato affettuosamente, ha preso da tempo il suo posto tra le più belle voci di tenore di un secolo, il Novecento, che certo di belle voci non è stato avaro, e che della lirica conta tante leggende, da Enrico Caruso a Beniamino Gigli, Mario Del Monaco, Giuseppe Di Stefano...La classifica è compito della critica, quella critica che spesso lo ha attaccato per il suo crossover. Ma lui non ci faceva caso, e a chi gli chiedeva, alle soglie dei 70 anni, che cos'altro avrebbe voluto dalla vita, rispondeva: "Mi vergognerei di chiedere più di ciò che ho". (6 settembre 2007) Repubblica
Devo dire che non è mai stato tra i miei preferiti, ricordo quando debuttò a Verona nei primi anni '70, un mio conoscente che lavorava per l'Ente Lirico veronese, mi disse che c'era un nuovo tenore che sembrava molto promettente, allora piaceva anche a me. Poi gli ho preferito altri cantanti: Alfredo Kraus, Nicolai Gedda, e per finirla qui, ultimamente il mio divo è Juan Diego Flores...ma riconosco a Luciano di essere stato capace, lui e solo lui, di diventare IL TENORE PER ECCELLENZA, quello conosciuto in tutto il mondo, come si puo' vedere oggi dai siti di tutti i giornali della terra. Non mi è piaciuto il suo privato, ma dopotutto in un cantante è la voce che voglio, nemmeno vederlo, perchè il suo fisico potrebbe raccontare bugie, ma la voce no, è lo strumento piu' bello tra tutti quelli musicali, lui l'ha avuto e l'ha saputo far rendere bene. Le sia lieve la terra Maestro
La fotografia è tratta dal sito del tenore e i fiori sono di Piet Mondrian

1 commento:

Anonimo ha detto...

Grande