mercoledì 10 ottobre 2007

Daniel Pearl

DANIEL PEARL, IL GIORNALISTA DAL CUORE GRANDE
ROMA - Adam ha oggi cinque anni e potrà capire chi era suo padre, Daniel Pearl, solo attraverso racconti, articoli, immagini e fotografie, libri, interventi e ora anche grazie al film di Michael Winterbottom, 'A mighty heart', presentato in anteprima mondiale al festival di Cannes e tratto dal libro di Mariane Pearl, 'Un cuore grande' (Sonzogno). Sono passati cinque anni (Adam è nato tre mesi dopo l'esecuzione di Daniel Pearl) da quel 23 gennaio 2002 quando il giornalista del Wall Street Journal, dagli occhialini rotondi, di appena 38 anni, viene rapito a Karachi da un gruppo di fanatici religiosi: davanti al ristorante Village Garden, nei quartieri bassi della città, Daniel Pearl sale su un'auto che dovrebbe portarlo a incontrare Mubarak Ali Shah Gilani, capo di un gruppo islamico iscritto dall'FBI nella lista delle organizzazioni terroristiche. Pearl sta seguendo la pista di Richard Colvin Reid, l'uomo che voleva farsi saltare sul volo di linea Parigi-Miami con le scarpe imbottite d'esplosivo. La sera stessa Mariane, incinta di cinque mesi, lo aspetta per cena a casa di amici. Danny, come lo chiama lei, non arriverà mai. Viene invece condotto in una casa colonica in un sobborgo della capitale pakistana, dove sarà tenuto prigioniero otto giorni. Il 31 gennaio gli integralisti islamici lo decapiteranno. Un video con le sue ultime parole ("Mio padre è ebreo, mia madre é ebrea, io sono ebreo") e i dettagli dell'esecuzione verrà recapitato al consolato americano di Karachi il 22 febbraio. Quasi tre mesi dopo, il 17 maggio, il suo corpo mutilato in dieci pezzi sarà ritrovato sotto un metro di terra. A raccontare la sua storia, la sua prigionia durata solo pochi giorni, la sua morte atroce ci aveva pensato nel 2003 Bernard Henry Levy con un libro inchiesta alla ricerca della verità, per mettere a fuoco un personaggio, la mente del sequestro e dell'assassinio di Daniel Pearl: l'apostolo della Jihad, Omar Sheik, un tempo allievo brillante della London School of Economics. L'esecutore materiale del delitto è Khalid Sheik Mohammed, cittadino yemenita detto anche l'architetto di Al Quaida che confessa al momento della sua cattura da parte degli americani. Per mantenere viva la memoria di Daniel è nata una fondazione, prosegue l'impegno di Mariane e di tutti coloro che lo hanno conosciuto, delle migliaia di persone che hanno seguito la sua tragica fine. Danny era, come scrive Bernard Henry Levy, "un grande giornalista ebreo, americano e non solo: cittadino del mondo curioso delle cose altrui, soddisfatto di ciò che lo circondava e amico dei reietti, affamato di vita e solidale con gli afflitti, impegnato ma distaccato, un generoso, un irresistibile ottimista". Ansa. I fiori sono di Walter Vaes.

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