venerdì 2 novembre 2007

Luchino Visconti

Luchino Visconti (Milano, 2 novembre 1906Roma, 17 marzo 1976) all'anagrafe Don Luchino Visconti di Modrone, conte di Lonate Pozzolo, è stato un importante e celebre regista cinematografico italiano. Biografìa Figlio del duca Giuseppe Visconti di Modrone e di Carla Erba (proprietaria della nota azienda farmaceutica). Luchino è il quarto di sette tra fratelli e sorelle: Guido, il primogenito (caduto in guerra ad El Alamein nel 1941), Anna (sposa un principe Caracciolo), Luigi (marito dell'attrice Laura Adani), poi, appunto, Luchino, Edoardo (padre del futuro regista Eriprando), Ida Pace (detta Nane) e Uberta. Quest'ultima (Milano, 6 aprile 1918 - Roma 30 luglio 2003), sposa il 30 aprile 1940 il documentarista e regista Renzo Avanzo e, in seconde nozze, il compositore e direttore d'orchestra Franco Mannino, importante collaboratore in molti lavori di Visconti. Luchino Visconti prestò servizio militare come sottufficiale di cavalleria a Pinerolo e visse gli anni della sua gioventù agiata occupandosi dei cavalli di una scuderia di sua proprietà. Inoltre, frequentò attivamente il mondo della lirica e del melodramma, che lo influenzerà moltissimo; l'intera famiglia infatti aveva un palco alla Scala (il padre era uno dei massimi finanziatori del teatro) e il salotto della madre era frequentato, tra gli altri, da Arturo Toscanini.
La carriera cinematografica iniziò nel
1936, in Francia, quando assiste alla regìa e nella scelta dei costumi Jean Renoir, conosciuto attraverso la comune amica Coco Chanel. Al suo fianco contribuisce alla realizzazione di I bassifondi (Les basfonds) e La scampagnata (Une partie de campagne). Il realismo del grande autore francese lo influenzerà profondamente. Sempre in Francia entrò in contatto con alcuni militanti di sinistra fuoriusciti dall'Italia che ne modificarono le convinzioni politiche. Dopo un breve soggiorno a Hollywood rientrò in Italia nel 1939 a causa della morte della madre. Iniziò a lavorare con Renoir ad un adattamento cinematografico della Tosca, ma dopo l'inizio della guerra il regista francese fu costretto a lasciare il set, sostituito dal tedesco Karl Koch. Sarà decisivo l'incontro con alcuni giovani intellettuali e critici, collaboratori della rivista Cinema (per ironia della sorte fondata dal figlio di Benito Mussolini, Vittorio) fautori di una nuova idea di cinema che superi le melense ed edulcorate commedie del cinema dei telefoni bianchi ambientati in ville lussuose, che racconti invece realisticamente la vita e i drammi quotidiani della gente. Su queste basi, insieme a Giuseppe De Santis, Gianni Puccini, Antonio Pietrangeli, Mario Serandrei e Rosario Assunto, nel 1942 firma il suo primo film, uno dei più grandi capolavori neorealistici: Ossessione, ispirato al celebre romanzo Il postino suona sempre due volte (The Postman Always Rings Twice) di James Cain. Protagonisti principali furono la conturbante Clara Calamai, che sostituì all'ultimo momento Anna Magnani, inizialmente destinata a interpretare il torbido ruolo di Giovanna, Massimo Girotti, nella parte del meccanico Gino, Juan de Landa, nel ruolo del marito tradito, ed Elio Marcuzzo che diede vita al personaggio de «Lo spagnolo», forse il più emblematico di Ossessione. Il film, uscito nel Maggio del 1943, ebbe una distribuzione discontinua e tormentata in un'Italia sconvolta dai bombardamenti aerei, dalla fame e, successivamente anche dalla guerra civile. Un secondo progetto, di trasporre su pellicola L'amante di Gramigna di Giovanni Verga, non andò in porto a causa della recrudescenza della guerra. Catturato e imprigionato, Visconti si salvò dalla fucilazione soltanto grazie all'intervento dell'attrice Maria Denis (che racconterà quest'esperienza nel suo libro autobiografico di memorie, Il gioco della verità). Alla fine del conflitto collaborò alla realizzazione del pregevole documentario Giorni di gloria, diretto dal suo collaboratore Mario Serandrei, dedicato alla Resistenza e alla Liberazione. Nello stesso tempo si dedicò all'allestimento di drammi in prosa con assolute prime rappresentazioni (rimase leggendaria la compagnia formata con Paolo Stoppa e Rina Morelli) e, negli anni cinquanta, anche alla regìa di melodrammi lirici, coronando di fatto un sogno antico e avendo inoltre l'opportunità di dirigere Maria Callas, nel 1955, con La Sonnambula e La Traviata. Nel 1948 tornò dietro la macchina da presa realizzando un film polemico e crudo, che denunciava apertamente le condizioni sociali delle classi più povere, La terra trema, adattamento dal romanzo I Malavoglia di Giovanni Verga, di stampo quasi documentaristico e dalle bellissime immagini, ma di difficile comprensione per la fedele registrazione di uno strettissimo dialetto siciliano (nella fattispecie quello dei pescatori di Aci Trezza, vicino a Catania). Il film non incontrò i favori del pubblico neanche quando, nel 1950, vi fu una seconda edizione del film doppiata in lingua italiana. Più accattivante per il grande pubblico fu il terzo lavoro, Bellissima (1951), scritto da Cesare Zavattini, che analizzava con una certa spietatezza il dietro le quinte del rutilante mondo cinematografico con una delle attrici simbolo del neorealismo italiano, Anna Magnani, qui insieme a un efficace Walter Chiari e con la partecipazione del regista Alessandro Blasetti, esaminatore dei provini, e del presentatore Corrado, qui nel ruolo di sé stesso. Con la Magnani l'anno successivo realizzò anche l'episodio omonimo del film Siamo Donne, tratto da un'altra idea del vulcanico Zavattini, quella di mostrare un episodio della vita privata di quattro attrici celebri (oltre alla Magnani, vi sono anche Alida Valli, Ingrid Bergman e Isa Miranda) unita ai provini di un concorso alla ricerca di volti nuovi femminili da lanciare al cinema indetto dalla casa di produzione Titanus (Quattro attrici, una speranza), riemerso di recente in DVD, che è anche l'unica occasione filmata rimasta per ammirare uno dei cavalli di battaglia teatrali della popolare attrice romana, il numero della Fioraia del Pincio. Nel 1954 realizzò il suo primo film a colori, Senso, liberamente tratto da un racconto di Camillo Boito, che segnò una svolta nella sua arte, e che molti critici interpretarono all'epoca come un tradimento del neorealismo. Grande affresco storico riletto in chiave critica nel contesto di un dramma privato, estremamente ricercato nella cura maniacale del dettaglio ambientale e scenografico (del quale viene considerato uno dei grandi maestri: soltanto Franco Zeffirelli, allievo dichiarato, lo seguirà nel suo esempio) questo film inaugurò una stagione viscontiana di pellicole complesse e affascinanti, di volta in volta cariche di violenza e tensione, dall'accoglienza sempre controversa da parte di critica e pubblico, e nelle quali è costante la presenza della dissoluzione umana, morale e fisica, che proseguirà in pratica fino alla fine della carriera. Nel caso di Senso il tema fu quello di una nobildonna veneta (Alida Valli) che si innamora perdutamente di un ufficiale dell'esercito austriaco (Farley Granger) sullo sfondo della disfatta di Custoza. Scoperto il tradimento dell'uomo, al quale aveva incautamente donato il denaro che doveva servire a una causa patriottica, si trasforma in delatrice e lo fa condannare alla fucilazione. Venne presentato, con grandi polemiche, alla XV Mostra di Venezia. In una serata di premiazione piuttosto tumultuosa, il film di Visconti venne completamente ignorato dalla giuria, che preferì insignire del Leone d'Oro Renato Castellani con Giulietta e Romeo.
Nel
1957 vinse il Leone d'Argento sempre alla Mostra del Cinema di Venezia con un altro mirabile film, Le notti bianche, tenera e delicata storia d'amore ispirata al romanzo di Fedor Dostoevskij, superbamente interpretata da Marcello Mastroianni, da Maria Schell e da Jean Marais (con una partecipazione straordinaria di Clara Calamai) sapientemente fotografato in bianco e nero in un'atmosfera plumbea e nebbiosa, ambientato in un porto, ispirato a quello di Livorno, completamente ricostruito a Cinecittà. Nel 1960 si aggiudicò il Premio Speciale della Giuria della Mostra del Cinema di Venezia per Rocco e i suoi fratelli, odissea di una famiglia di meridionali trapiantata per lavoro a Milano narrata con i toni della tragedia greca, che provocò grandi polemiche e scandali a causa di alcune scene estremamente crude e violente per l'epoca, tantoché la censura consigliò addirittura ai proiezionisti delle sale cinematografiche di "oscurare" con la mano protesa sull'obiettivo del proiettore le scene incriminate. L'anno seguente, insieme a Vittorio De Sica, Federico Fellini e Mario Monicelli realizzò un episodio, Il lavoro, del film Boccaccio '70, estremamente critico e polemico proprio nei confronti della commissione censoria che aveva tartassato il suo film precedente, firmandone anche la sceneggiatura insieme a Suso Cecchi D'Amico, con protagonisti Tomas Milian, Romy Schneider, Romolo Valli e Paolo Stoppa. Nel 1962 mette finalmente d'accordo critica e pubblico con quello che rimane il suo successo più importante: Il Gattopardo, tratto dal romanzo omonimo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa e vincitore della Palma d'Oro al Festival di Cannes. Interpretato da un cast stellare (tra gli altri Burt Lancaster e Claudia Cardinale), ambientato nel periodo dello sbarco dei garibaldini in Sicilia (l'impresa dei Mille), narra delle vicissitudini di un principe latifondista che è costretto ad accettare il nuovo connubio tra la declinante aristocrazia e la nuova borghesia, suggellato con un matrimonio che avrà il culmine nella celeberrima scena finale del ballo, che occupa l'ultima mezz'ora della pellicola, considerata unanimemente il punto massimo dell'arte viscontiana al cinema. Alberto Moravia nella recensione al film si spinge a dire che è il film di Visconti più puro, più equilibrato e più accurato. Grande successo anche in Francia e in molti altri paesi d'Europa, il film non fu apprezzato negli Stati Uniti nonostante la presenza di Lancaster: rimaneggiato nel montaggio dalla distribuzione a causa dell'eccessiva durata, il film fu un clamoroso fiasco nelle sale americane. Nel 1965 uscì il film Vaghe stelle dell'Orsa, storia di un incesto ispirata solo nel titolo al Leopardi e interpretato sempre da Claudia Cardinale, seguìto da La strega bruciata viva, un episodio del collettivo Le streghe (1966) e in quello che probabilmente fu il suo film più discusso e a detta di molti il meno riuscito, Lo straniero (1967) ispirato al libro di Albert Camus, nel quale tornò a dirigere Marcello Mastroianni. Durante le riprese di Vaghe stelle dell'Orsa (1964) incontra per la prima volta il giovane Helmut Berger, che diverrà suo compagno di vita e di lavoro fino alla morte del regista. Alla fine degli anni '60 Visconti, ispirandosi alle tematiche mitologiche e decadenti di Richard Wagner e Thomas Mann, iniziò il progetto di una tetralogia tedesca e dei quattro titoli previsti inizialmente ne realizzò tre. Il primo fu La caduta degli dei (1969), con Helmut Berger nel ruolo di Martin V. Essenbeck, storia dell'ascesa e della conseguente caduta dei componenti di una famiglia proprietaria delle più importanti acciaierie tedesche con l'avvento del nazismo. Il secondo fu Morte a Venezia (1971), tratto dal lavoro omonimo di Mann, che esplora il tema di una bellezza ideale e irraggiungibile. Infine, il terzo fu Ludwig, ancora con Helmut Berger nel ruolo principale, uno dei film più lunghi della storia del cinema italiano (dura oltre 3 ore e 40 minuti nella sua versione integrale) che narra la storia dell'ultimo monarca della Baviera, Ludwig II°, trovato ucciso in circostanze misteriose nel fondo di un lago. La tetralogia avrebbe dovuto concludersi con la trasposizione cinematografica de La montagna incantata, sempre di Mann, dal quale aveva già tratto Morte a Venezia, però durante la lavorazione di Ludwig viene colto da un ictus cerebrale che lo lasciò paralizzato nella parte sinistra del corpo. Nonostante le grandi difficoltà riesce a girare due ultimi film, di gusto visibilmente decadente. Sono Gruppo di famiglia in un interno, scopertamente autobiografico e di nuovo interpretato da Burt Lancaster e Helmut Berger, e il crepuscolare L'innocente tratto dal romanzo omonimo di Gabriele d'Annunzio, interpretato da Giancarlo Giannini e Laura Antonelli. Luchino Visconti muore nella primavera del 1976, colto da una forma grave di trombosi poco dopo aver visionato insieme ai suoi più stretti collaboratori il film nella prima forma del montaggio, della quale rimase insoddisfatto. Il film fu restituito al pubblico in quella veste, a parte alcune poche modifiche apportate dalla co - sceneggiatrice Suso Cecchi D'Amico sulla base di indicazioni del regista durante una discussione di lavoro. Poco dopo lo seguirà anche Rina Morelli, attrice che stimava moltissimo e con la quale aveva condiviso le grandi stagioni teatrali di prosa del dopoguerra immediato. Curiosità Luchino Visconti è lo zio materno di Donna Allegra Caracciolo dei Principi di Castagneto e di Melito, figlia di sua sorella Anna. Donna Allegra sposerà poi Umberto Agnelli dopo il divorzio di lui da Antonella Bechi Piaggio. Luchino Visconti è anche prozio della giornalista Barbara Parodi Delfino. Nella storia del cinema nostrano, La terra trema è uno dei soli cinque film interamente parlati in dialetto e sottotitolati in italiano: gli altri sono L'albero degli zoccoli (1978) di Ermanno Olmi (nel caso specifico il dialetto è quello bergamasco) l'intellettualistico Giro di lune tra terra e mare (1997) di Giuseppe Gaudino, recitato in dialetto campano della zona flegrea con citazioni latine, Sangue Vivo (2000) di Edoardo Winspeare, parlato in dialetto salentino e infine LaCapaGira (2001) di Alessandro Piva, parlato in dialetto barese.Nel 2006 le Poste italiane hanno emesso un francobollo commemorativo del centenario della nascita di Luchino Visconti. Un'emissione dedicata a Visconti nel centenario della nascita è stata curata anche dalle Poste del Principato di Monaco e da quelle della Repubblica di San Marino. Filmografia selezionata: Ossessione-Bellissima-Senso-Le notti bianche-Rocco e i suoi fratelli-Il Gattopardo-Vaghe stelle dell'Orsa-La caduta degli dei-Morte a Venezia. Faust e Margherita è di Scheffer.

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