domenica 29 aprile 2007

Never forget: SERGIO RAMELLI

(Milano, 8 luglio 1956-29 aprile 1975), fu un giovane studente italiano simpatizzante del Fronte della Gioventù, ucciso per motivi politici da un gruppo di militanti di Avanguardia Operaia. Le ragioni dell'omicidio vanno ricercate nel pesante clima di persecuzione vissuto da Ramelli all'interno della sua scuola, l'Istituto Tecnico Industriale Statale Molinari di Milano, dove i collettivi studenteschi ne decretarono la condanna in seguito ad un tema scritto dalla vittima sulle Brigate Rosse. La famiglia fu costretta ad iscrivere il giovane ad un altro istituto superiore dopo reiterate aggressioni fisiche e continue minacce ricevute al telefono. Inoltre, durante un'assemblea studentesca, i simpatizzanti della sinistra extraparlamentare stabilirono che il giovane dovesse essere espulso dall'istituto. Il giorno in cui Sergio Ramelli e il padre si recarono al Molinari per sbrigare le pratiche relative al trasferimento, dovettero essere scortati da un gruppo di insegnanti e dal preside che, come i due malcapitati, venne picchiato da una folla di studenti inferociti. Il giovane cadde svenuto in seguito alle percosse. Di lì a poco Sergio Ramelli e il fratello, militante del Fronte della Gioventù, furono salvati da un'aggressione grazie ad un amico che tempestivamente riuscì a farli salire sulla propria automobile dopo che una ventina di militanti della sinistra extraparlamentare avevano circondato il bar nel quale i due si trovavano. L'epilogo della persecuzione si ebbe la mattina del 13 marzo del 1975, nonostante lo studente non risultasse più iscritto al Molinari. Identificato grazie ad una foto scattatagli il giorno dell'abbandono scolastico, Sergio Ramelli fu vittima di un agguato premeditato mentre stava legando sotto casa il motorino. Fu aggredito da due ignoti spalleggiati da molti altri (si scoprirà in seguito che si trattò di studenti della Facoltà di Medicina dell'Università degli Studi di Milano) e colpito alla testa con una chiave inglese "Hazet 36", che ne determinò lo sfondamento del cranio e la fuoriuscita della materia cerebrale. Soccorso da alcuni passanti, fu trasportato al reparto Berretta del Policlinico di Milano e sottoposto ad un intervento chirurgico durato cinque ore. I medici riuscirono a ricostruire una parte della calotta cranica e della membrana cervicale: il diciannovenne avrebbe comunque perso del tutto l'uso della parola e sarebbe rimasto paralizzato. Fu successivamente spostato nel reparto di Rianimazione ed il giorno stesso entrò in coma. A complicarne le delicatissime condizioni, subentrò una polmonite. Parrebbe che la famiglia si lamentò di vessazioni da parte della cellula di Avanguardia Operaia presente tra i paramedici dell'ospedale, i quali -a detta dei parenti- avrebbero più volte aperto le finestre per esporre il corpo del giovane al freddo della notte (sembra che per queste ragioni diversi militanti di destra vigilassero nei pressi della stanza in cui era ricoverato il ragazzo). Morì dopo 48 giorni di agonia il successivo 29 aprile. La questura vietò lo svolgimento di funerali pubblici onde evitare scontri tra opposte fazioni politiche, ma alla fine la cerimonia si tenne sotto la sorveglianza della polizia in tenuta antisommossa. Dopo il decesso, la famiglia Ramelli fu ancora oggetto di telefonate minatorie e il fratello del defunto fu costretto a trasferirsi in un'altra città, anche a causa del tentativo di linciaggio da parte dei militanti di Avanguardia Operaia che avevano presidiato l'ospedale al fine di impedire l'accesso a parenti e amici. Dieci anni dopo, nel corso di un processo a Prima Linea, alcuni pentiti accusarono il servizio d'ordine di Avanguardia Operaia, della Facoltà di Medicina, di aver assassinato Sergio Ramelli. Si sollevò così il velo su uno dei misteri d'Italia. Costoro furono arrestati e confessarono. Tra essi erano Marco Costa e Giuseppe Ferrari Bravo, che materialmente colpirono Ramelli con la chiave inglese. La II corte d'assise d'appello emise il 2 marzo 1989 una sentenza di condanna a carico di 10 persone (una undicesima era morta nel frattempo).wikipedia(i fiori sono di Juan de Arellana)

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