
( Carovigno 1824 - Pozzuoli 1880)
Salvatore Morelli nacque il 1° maggio 1824 da Aurora Brandi e Casimiro Morelli, a Carovigno. Intraprese i suoi primi studi classici con l’aiuto di don Felice Sacchi, arciprete di Carovigno, e dei canonici Del Buono e De Castro, nel seminario di Brindisi.
Verso il 1840 si recò all’università di Napoli per studiare giurisprudenza e lì poté intraprendere nuove conoscenze con molti meridionali illustri. In quegli anni dominava la figura del Mazzini. Morelli si affiliò alla Giovine Italia e, quando tornò in provincia, contribuì a diffondere le nuove idee. Dopo l’insurrezione di Manduria, Martina e Lecce del 1848, Morelli che fino ad allora aveva creduto alle promesse del Borbone, sino a dedicargli un libro, "Brindisi e Ferdinando II", bruciò sulla piazza di Carovigno una immagine del re e pronunciò un discorso di condanna. Processato, fu condannato ad otto anni di prigione nelle carceri di San Francesco a Lecce. Successivamente, fu trasferito al bagno penale di Ponza. Accusato di cospirazione, nel 1851, venne tradotto con altri compagni nella fortezza di Ischia, dove incontro Poerio, Braico ed altri patrioti. Dopo diciotto mesi di durissima sofferenza, passò alla relegazione di Ventotene, dove cominciò ad esercitare la sua professione di avvocato a beneficio degli imputati accusati del "reato di Maestà" e dove si occupò dell’istruzione dei ragazzi isolani ed entrò in corrispondenza con Luigi Settembrini, detenuto nel carcere di Santo Stefano.
In occasione della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane, il 27 giugno 1857, Morelli fece preparare armi e bandiere e fu coinvolto in un nuovo processo che gli procurò un’altra condanna. Era conosciuto non solo in quanto patriota, ma anche come benefattore. Infatti, avendo salvato tre bambini che stavano per annegare ed essendo stata proposta la sua liberazione, egli fece il nome di un altro detenuto calabrese, padre di famiglia.
Finalmente, nel 1858, fu mandato a Lecce come sorvegliato. Passando per Carovigno, si fermò a visitare il paese. Altri dolori, purtroppo, gli erano riservati: il palazzo paterno era stato venduto ed era morta sua madre. Giunto a Lecce, nonostante la stretta sorveglianza dei primi anni, riuscì ad entrare in contatto con i liberali del luogo. Gli venne affidata, di nascosto, l’educazione dei figli di Pasquale Greco, nella cui casa fu accolto benevolmente. Fu proprio lì che l’idea della emancipazione della donna, già spuntata durante le sofferenze della pena politica, prese concretezza.
Nel settembre del 1860, mutato il contesto socio-politico, fondò a Lecce, insieme a Leonardo Cisaria, il giornale "Il dittatore", di intonazione mazziniana sul quale, oltre a denunciare le colpevoli negligenze del nuovo governo, illustrava le riforme che considerava necessarie: decentramento, miglioramento delle istituzioni, diffusione dell’istruzione tra il popolo. Trasferitosi a Napoli nel 1861, pubblicò la sua opera più importante "La donna e la scienza". Qui fondò un nuovo giornale, "Il pensiero", che diresse per quattro anni. La testata venne sequestrata 184 volte: ciò dimostra quanto potesse essere nociva al potere la propaganda del quotidiano. Il 18 giugno 1867 Salvatore Morelli veniva eletto deputato nel Collegio di Sessa Aurunca. Egli presentò tre progetti di legge che racchiudono tutto il programma svolto negli anni seguenti:
Divieto di celebrare i riti religiosi in luoghi diversi da quelli sacri, introduzione della cremazione e relativa soppressione dei cimiteri;
Riforma dell’istruzione, con la soppressione di qualsiasi forma di insegnamento religioso;
Riforma dell’istituto di famiglia, parità di diritti fra moglie e marito, possibilità di divorzio, soppressione di qualsiasi discriminazione fra figli legittimi e naturali.
I progetti di legge non vennero neppure presi in considerazione. Ma la più impegnativa battaglia parlamentare fu condotta dal Morelli sul divorzio. Nel 1875, infatti, presentò un altro progetto di legge che riguardava il divorzio, nel 1878 una terza proposta e nel marzo 1880 un quarto progetto destinato a fare la fine dei precedenti.
Alle nuove elezioni del maggio 1880 non venne rieletto .
Nello stesso anno, il 22 ottobre, morì a Pozzuoli, in una camera d’albergo, praticamente ridotto alla fame.
La sua opera principale è "La donna e la scienza", in cui il problema dell’emancipazione femminile e quello pedagogico sono intimamente connessi ed ambedue sono affrontati in vista della risoluzione del problema sociale.
Il Morelli, partendo dall’analisi sulla condizione di inferiorità della donna, immagina la figura femminile con tutti quei diritti intellettuali e sociali che ne possano fare la prima educatrice dei suoi figli. Alla scienza, intesa in senso generale come cultura, educazione, elevazione intellettuale è affidato il compito di illuminare la figura femminile in maniera tale che essa possa essere una guida per il cammino della "intera umanità". Alla famiglia, poi, viene riconosciuto il ruolo fondamentale in cui si compiono i processi fondamentali che consentono il vivere sociale. Attraverso il metodo della "riflessione", l’uomo ripiegandosi su se stesso deve analizzare e poi cogliere le leggi che governano la propria natura, conoscere i limiti della propria potenza individuale ed avere una visione organica dei fenomeni che lo circondano.
Morelli si rende conto che l’umanità è entrata in un’epoca di grande progresso materiale, intellettuale e morale e vede nelle conquiste della scienza e della tecnica non solo i mezzi per un miglioramento sociale, ma anche per un miglioramento dei rapporti tra i popoli.
Egli condanna i governi che spendono più denaro per gli armamenti che non per costruire scuole, enti di assistenza, ferrovie. Per il Morelli, l’ignoranza è il vero malessere della società, e da qui la grande importanza che egli attribuisce all’istruzione ed al ruolo che la donna deve assumere in un nuovo sistema educativo. Interessanti risultano le sue considerazioni sull’insegnamento di una lingua nazionale, sulla necessità della diffusione della cultura, sull’insegnamento della Geografia e della Storia, su un insegnamento che vorrebbe affidato più alle donne, alle madri che ai maestri. Nel progetto di riforma della pubblica istruzione, indica le materie, il grado delle scuole in cui, fra l’altro, prevede il divieto dell’insegnamento del catechismo nelle scuole materne e di qualsiasi dottrina religiosa. Egli vede una scuola in cui venga dato spazio sia alla scienza che alle sue applicazioni pratiche ed è convinto che il benessere di una società possa scaturire solo da una buona organizzazione scolastica. Un altro progetto di legge vede, poi, un impegno esemplare del Morelli per una legge sul divorzio. L’aver posto la centralità della questione della donna e di quella della scuola, gli procurò l’apprezzamento e l’incoraggiamento di grandi uomini di cultura del suo tempo: Mazzini, Stuart Mill, Victor Hugo. Nonostante questo, rimase un personaggio isolato ed incompreso. Nessuno dei suoi progetti di riforma venne approvato.
Oggi, molte delle sue idee ed alcuni dei suoi progetti sono stati realizzati, basti pensare alla legge sul divorzio ed al processo di emancipazione della donna, che gli vide sempre come mezzo per una più generale emancipazione della società. Altri temi, quali il dibattito sugli abusi della carcerazione preventiva, sul disarmo generale, sono di scottante attualità e sono continuamente oggetto di discussione. L’aver preveduto, in un certo senso, tutto questo resta il suo grande merito. Le sue idee furono considerate "folli" ai suoi tempi, sia dal potere civile che da quello religioso, come anche dai benpensanti dell’epoca e la sua esistenza fu definita "sognatrice", come tutte le esistenze legate al trionfo di un principio morale, ma egli rimase sempre saldamente legato ai suoi convincimenti ed ai suoi principi. da: http://www.carovigno.net
Ragazze, se vi serve un angelo custode è lui: Salvatore!
Salvatore Morelli nacque il 1° maggio 1824 da Aurora Brandi e Casimiro Morelli, a Carovigno. Intraprese i suoi primi studi classici con l’aiuto di don Felice Sacchi, arciprete di Carovigno, e dei canonici Del Buono e De Castro, nel seminario di Brindisi.
Verso il 1840 si recò all’università di Napoli per studiare giurisprudenza e lì poté intraprendere nuove conoscenze con molti meridionali illustri. In quegli anni dominava la figura del Mazzini. Morelli si affiliò alla Giovine Italia e, quando tornò in provincia, contribuì a diffondere le nuove idee. Dopo l’insurrezione di Manduria, Martina e Lecce del 1848, Morelli che fino ad allora aveva creduto alle promesse del Borbone, sino a dedicargli un libro, "Brindisi e Ferdinando II", bruciò sulla piazza di Carovigno una immagine del re e pronunciò un discorso di condanna. Processato, fu condannato ad otto anni di prigione nelle carceri di San Francesco a Lecce. Successivamente, fu trasferito al bagno penale di Ponza. Accusato di cospirazione, nel 1851, venne tradotto con altri compagni nella fortezza di Ischia, dove incontro Poerio, Braico ed altri patrioti. Dopo diciotto mesi di durissima sofferenza, passò alla relegazione di Ventotene, dove cominciò ad esercitare la sua professione di avvocato a beneficio degli imputati accusati del "reato di Maestà" e dove si occupò dell’istruzione dei ragazzi isolani ed entrò in corrispondenza con Luigi Settembrini, detenuto nel carcere di Santo Stefano.
In occasione della sfortunata spedizione di Carlo Pisacane, il 27 giugno 1857, Morelli fece preparare armi e bandiere e fu coinvolto in un nuovo processo che gli procurò un’altra condanna. Era conosciuto non solo in quanto patriota, ma anche come benefattore. Infatti, avendo salvato tre bambini che stavano per annegare ed essendo stata proposta la sua liberazione, egli fece il nome di un altro detenuto calabrese, padre di famiglia.
Finalmente, nel 1858, fu mandato a Lecce come sorvegliato. Passando per Carovigno, si fermò a visitare il paese. Altri dolori, purtroppo, gli erano riservati: il palazzo paterno era stato venduto ed era morta sua madre. Giunto a Lecce, nonostante la stretta sorveglianza dei primi anni, riuscì ad entrare in contatto con i liberali del luogo. Gli venne affidata, di nascosto, l’educazione dei figli di Pasquale Greco, nella cui casa fu accolto benevolmente. Fu proprio lì che l’idea della emancipazione della donna, già spuntata durante le sofferenze della pena politica, prese concretezza.
Nel settembre del 1860, mutato il contesto socio-politico, fondò a Lecce, insieme a Leonardo Cisaria, il giornale "Il dittatore", di intonazione mazziniana sul quale, oltre a denunciare le colpevoli negligenze del nuovo governo, illustrava le riforme che considerava necessarie: decentramento, miglioramento delle istituzioni, diffusione dell’istruzione tra il popolo. Trasferitosi a Napoli nel 1861, pubblicò la sua opera più importante "La donna e la scienza". Qui fondò un nuovo giornale, "Il pensiero", che diresse per quattro anni. La testata venne sequestrata 184 volte: ciò dimostra quanto potesse essere nociva al potere la propaganda del quotidiano. Il 18 giugno 1867 Salvatore Morelli veniva eletto deputato nel Collegio di Sessa Aurunca. Egli presentò tre progetti di legge che racchiudono tutto il programma svolto negli anni seguenti:
Divieto di celebrare i riti religiosi in luoghi diversi da quelli sacri, introduzione della cremazione e relativa soppressione dei cimiteri;
Riforma dell’istruzione, con la soppressione di qualsiasi forma di insegnamento religioso;
Riforma dell’istituto di famiglia, parità di diritti fra moglie e marito, possibilità di divorzio, soppressione di qualsiasi discriminazione fra figli legittimi e naturali.
I progetti di legge non vennero neppure presi in considerazione. Ma la più impegnativa battaglia parlamentare fu condotta dal Morelli sul divorzio. Nel 1875, infatti, presentò un altro progetto di legge che riguardava il divorzio, nel 1878 una terza proposta e nel marzo 1880 un quarto progetto destinato a fare la fine dei precedenti.
Alle nuove elezioni del maggio 1880 non venne rieletto .
Nello stesso anno, il 22 ottobre, morì a Pozzuoli, in una camera d’albergo, praticamente ridotto alla fame.
La sua opera principale è "La donna e la scienza", in cui il problema dell’emancipazione femminile e quello pedagogico sono intimamente connessi ed ambedue sono affrontati in vista della risoluzione del problema sociale.
Il Morelli, partendo dall’analisi sulla condizione di inferiorità della donna, immagina la figura femminile con tutti quei diritti intellettuali e sociali che ne possano fare la prima educatrice dei suoi figli. Alla scienza, intesa in senso generale come cultura, educazione, elevazione intellettuale è affidato il compito di illuminare la figura femminile in maniera tale che essa possa essere una guida per il cammino della "intera umanità". Alla famiglia, poi, viene riconosciuto il ruolo fondamentale in cui si compiono i processi fondamentali che consentono il vivere sociale. Attraverso il metodo della "riflessione", l’uomo ripiegandosi su se stesso deve analizzare e poi cogliere le leggi che governano la propria natura, conoscere i limiti della propria potenza individuale ed avere una visione organica dei fenomeni che lo circondano.
Morelli si rende conto che l’umanità è entrata in un’epoca di grande progresso materiale, intellettuale e morale e vede nelle conquiste della scienza e della tecnica non solo i mezzi per un miglioramento sociale, ma anche per un miglioramento dei rapporti tra i popoli.
Egli condanna i governi che spendono più denaro per gli armamenti che non per costruire scuole, enti di assistenza, ferrovie. Per il Morelli, l’ignoranza è il vero malessere della società, e da qui la grande importanza che egli attribuisce all’istruzione ed al ruolo che la donna deve assumere in un nuovo sistema educativo. Interessanti risultano le sue considerazioni sull’insegnamento di una lingua nazionale, sulla necessità della diffusione della cultura, sull’insegnamento della Geografia e della Storia, su un insegnamento che vorrebbe affidato più alle donne, alle madri che ai maestri. Nel progetto di riforma della pubblica istruzione, indica le materie, il grado delle scuole in cui, fra l’altro, prevede il divieto dell’insegnamento del catechismo nelle scuole materne e di qualsiasi dottrina religiosa. Egli vede una scuola in cui venga dato spazio sia alla scienza che alle sue applicazioni pratiche ed è convinto che il benessere di una società possa scaturire solo da una buona organizzazione scolastica. Un altro progetto di legge vede, poi, un impegno esemplare del Morelli per una legge sul divorzio. L’aver posto la centralità della questione della donna e di quella della scuola, gli procurò l’apprezzamento e l’incoraggiamento di grandi uomini di cultura del suo tempo: Mazzini, Stuart Mill, Victor Hugo. Nonostante questo, rimase un personaggio isolato ed incompreso. Nessuno dei suoi progetti di riforma venne approvato.
Oggi, molte delle sue idee ed alcuni dei suoi progetti sono stati realizzati, basti pensare alla legge sul divorzio ed al processo di emancipazione della donna, che gli vide sempre come mezzo per una più generale emancipazione della società. Altri temi, quali il dibattito sugli abusi della carcerazione preventiva, sul disarmo generale, sono di scottante attualità e sono continuamente oggetto di discussione. L’aver preveduto, in un certo senso, tutto questo resta il suo grande merito. Le sue idee furono considerate "folli" ai suoi tempi, sia dal potere civile che da quello religioso, come anche dai benpensanti dell’epoca e la sua esistenza fu definita "sognatrice", come tutte le esistenze legate al trionfo di un principio morale, ma egli rimase sempre saldamente legato ai suoi convincimenti ed ai suoi principi. da: http://www.carovigno.net
Ragazze, se vi serve un angelo custode è lui: Salvatore!
i fiori sono di Gemma Leys
1 commento:
Che grande emozione Gemma!Come si può dimenticare il più grande e generoso difensore dei diritti di noi donne italiane!.... aver ricordato il nostro Salvatore Morelli attraverso una rosa, simbolo di amore verso il mondo e tutto il suo creato, è per noi, e soprattutto alla memoria del nostro Morelli, un grande e significativo tributo.Yes,never forget!Mai dimenticare chi immola sè stesso e la propria vita per il bene di tutti. Mai dimenticare le grandi e libere menti che seminano piante generatrici di diritti e libertà per l'umanità tutta. Grazie a tutti voi di Myrtle Groggins, che come per la rosa del deserto,avete dato acqua e aver rifatto sbocciare la memoria di una delle più generose menti del nostro Risorgimento.Grazie Salvatore...dalla tua amata Carovigno.
Posta un commento