Caro direttore, dopo Montanelli anche Biagi se n'è andato. Avrei voluto tanto avere un pezzettino del loro cervello, ma m'è toccato il mio. Penso che il mondo giornalistico abbia un vuoto enorme. Cordiali saluti Marzia Fanti
Biagi era evidentemente un maestro, ma non è questo il vuoto che lascia. Quella generazione, dei Biagi, Montanelli, Gorresio, Cederna, Monelli, Pietra, o di quelli fortunatamente ancora con noi come Bocca e Scalfari, sarà insostitubile perché portava in sè, e aveva vissuto, l'esperienza reale di un'Italia senza libertà civili, senza libertà di stampa, dove si poteva finire in galera per avere detto o scritto la cosa sbagliata e i cittadini potevano leggere e ascoltare soltanto i comunicati della Stefani e la retorica di stato. Anche chi fra di loro aveva simpatizzato in gioventù con il regime in buona fede, o aveva dovuto farlo, visto che l'eroismo non è un obbligo, aveva attraversato un percorso che le generazioni successive di giornalisti, come la mia, o di cittadini, come lei, non hanno sperimentato, ma soltanto conosciuto per "sentito dire" o vista attraverso le lenti della politica, della propaganda o del revisionismo. Come il malato che guarisce, loro sapevano, e sanno, che cosa fosse la malattia e quali fossero i sintomi. Ci sono molti, eccellenti, onesti, coraggiosi giornalisti cresciuti nel dopoguerra, anche se è sempre più difficile sopravvivere con integrità alla droga del successo televisivo, al veleno dell'auditel, alle carriere pilotate dagli "amici" o alla tentazione di irresponsabilità offerta dal web, ma nessuno potrà più trasmetterci l'angoscia e l'orrore di vivere in un'Italia nella quale un ometto in orbace, un gerarca qualsiasi, poteva, dalla mattina alla sera, chiuderti la bocca con una telefonata perché avevi passato una notizia, dico una notizia non un editoriale, sgradita o non autorizzata. Questo fu il trauma personale che spinse Biagi a sopravvivere, a resistere, a tornare in televisione anche quando fisicamente non ce la faceva più e a farsi seppellire col distintivo da partigiano Per testimoniare che si può, e si deve resistere alla prepotenza, e che tutte le nottate passano. Lasciate che...
Egregio direttore, sulla pagina di wikipedia dedicata ad Enzo Biagi, ho trovato questa frase (da collocare temporalmente dopo l'editto di Sofia e la successiva cancellazione del fatto dai palinsesti di raiuno): Intanto Il Fatto era stato sostituto da un programma comico, con Tullio Solenghi e Massimo Lopez, "Max e Tux". Il nuovo programma precipitò ben presto dal 27 al 18% di share. Del Noce imputò a Biagi il crollo degli ascolti perché "col suo vittimismo ha scatenato verso Rai Uno un accanimento senza precedenti". E' proprio vero quello che diceva proprio Biagi: cioè che ognuno di noi, prima o poi, qualche coglione (mi scusi) lo incontra (e non mi riferisco a Solenghi o a Lopez, nè, tantomeno, a Max o a Tux...). Alberto Castellani
Ricordi che il Signore li ama molto, i coglioni, perché ne mette al mondo tanti e gli fa pure fare carriera. Dipinto di Bonnard

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